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Un Platonov visivamente potente

Foto di Manuela Giusto

L’aggressività testosteronica di un giovane uomo può risultare eroticamente conturbante.
Quella un po’ bolsa di un uomo maturo, invece, annoia, quando non irrita.
Platonov, nel testo di Anton Čechov, ha 27 anni e la sua aggressività di giovane maschio è una delle caratteristiche che lo rendono affascinante.
Il Platonov dello spettacolo firmato da Marco Lorenzi per Il Mulino di Amleto ora in scena al Teatro Fontana di Milano, invece, è un uomo canuto e maturo.
La differenza d’età tra i due personaggi porta con sé anche il fatto che il Platonov di Čechov ha la vita nel corpo e il suo essere un maschio irrisolto e privo di coraggio lo rendono un vinto che, però, non vuol rinunciare alla vita.
Il Platonov pensato da Lorenzi, invece, ci pare essere un semplice fallito un po’ patetico a caccia di ciò che la vita gli ha ormai definitivamente negato.

Ciò detto, va subito specificato che il Platonov per la regia di Lorenzi è uno spettacolo intelligente, con ritmi incalzanti e visivamente potente.
E lo è (visivamente potente) a dispetto (o, forse, proprio a causa) di un impianto scenico ridotto all'osso, in cui risalta l’uso suggestivo di una grossa vetrata spostata all'occorrenza dagli attori.

Attori tutti in parte, tutti bravi, a cui va sicuramente il merito di aver reso questo Platonov uno spettacolo emozionante. 
Molto emozionante.
Tra gli attori meritano una menzione particolare Barbara Mazzi bravissima nel ruolo di Sofia; Roberta Calia (Anna Petrovna); Raffaele Musella (Sergej); Yuri D’Agostino (Osip) e, naturalmente, Michele Sinisi nel ruolo del titolo.

Due parole di elogio a Marco Lorenzi e Lorenzo De Iacovo che hanno riscritto il testo di Čechov rendendolo snello e diretto. 
Contemporaneo.

Spettacolo da non mancare.

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