Mi chiamo Ruy Blas

Scritto da Victor Hugo nel 1838 - e rappresentato per la prima volta nel novembre di quell’anno - il Ruy Blas è un classico del teatro e, per tale motivo, la sua vicenda è nota: per vendicarsi della Regina di Spagna il nobile Don Sallustio ordina al suo servo Ruy Blas di assumere le sembianze del nobile decaduto Don Cesare con le quali accedere a corte e far innamorare di sé proprio la regina (di cui Ruy Blas è già perdutamente innamorato).
L’intenzione di Don Sallustio è di rivelare la tresca tra sua maestà e un servo in modo da scatenare uno scandalo tale da costringere la regina a lasciare il trono.
I suoi piani, però, non andranno tutti per il verso giusto…

Ciò per cui vale la pena, oggi, riprendere il Ruy Blas, a parere di chi scrive, è la modernità dei due personaggi principali: la Regina e Ruy Blas.
Se, infatti, i due coprotagonisti Don Sallustio e Don Cesare sembrano caratteri abbastanza stereotipati (il primo tutto malvagità e il secondo fatuità con lampi di bontà), i due protagonisti, la Regina e Ruy Blas, sono, invece, personaggi che presentano sfumature ed evoluzioni caratteriali nel corso del dramma.

La Regina di Spagna
La Regina di Spagna è una giovane donna appena maritata, ma trascurata dal marito che preferisce le battute di caccia ai piaceri del letto.
Ella è una reclusa nella sua stessa reggia, schiava com'è delle regole di corte, e sogna l’Amore, rimpiangendo la libertà di cui godeva quando era ragazza.
Innamorata di colui che crede Don Cesare, innalza il suo amante giovane e bello ai più alti onori, rendendolo duca e affidandogli la gestione del regno, trascurata dal marito.
Quando viene a conoscenza della vera identità del suo amante, prima prova un senso di smarrimento misto a vergogna («Io smarrisco la ragione» [...] «Dio del Cielo che vergogna!»), poi però (e qui sta la modernità e complessità del personaggio) afferma che l’Amore va oltre lo status sociale e accusa l’amante di non averla mai vista come una donna, ma sempre e solo come una regina:

Non è questione di servi o di padroni, di nobili o di plebei. Quando si è soli, spenti, bisognosi di affetto come un mendicante assettato in un deserto, che può importare come uno è nato? Voi, che ve ne esaltate tanto, fate torto all’amore se credete che esso non sappia e non possa mettersi al disopra di tutto ciò. 
Voi, per primo, nella regina non siete mai riuscito ad amare la donna; quella che ero, quella che sono.

Ruy Blas
Ruy Blas è un servo innamorato della propria regina.
Quando assume le sembianze di Don Cesare e ha l’opportunità di avvicinare la sua amata, sviene in sua presenza: è il segno, anche ma non solo, della propria inadeguatezza.
Ma, con il passare dei mesi, il servo si fa duca e rivela di possedere insospettabili doti da statista e vocazione di moralizzatore (lui che, per paradosso, finge di essere ciò che non è).
Sembra proprio che, a un certo punto, Ruy Blas dimentichi la propria vera identità e si creda davvero il duca Don Cesare, tanto che, quando Don Sallustio ricompare a corte, il nobile, tra l’altro, gli dice: «Scommetto che non pensavi già più a me» [...] «Tu, mio caro, ti prendi troppo sul serio» e, quando gli ricorda che «Di un servo si fa quel che si vuole» Ruy Blas ribatte: «No, no, non sono un servo. Non sono più un servo!» [...] «Ora sono duca d’Olmedo e ministro plenipotenziario».
L’amore che sente per la sua regina, però, lo porta a svelarle la propria vera identità nel tentativo di salvarla dallo scandalo.
E, tolti i panni di Don Cesare, anche la sua personalità sembra tornare quella di un tempo: quella di un servo.
Ma, quando viene spinto dal vero Don Cesare a battersi da uomo a uomo in un duello contro Don Sallustio e a non ucciderlo come farebbe un servo assassino, Ruy Blas accetta. 
Il duello pare fargli assumere una inedita coscienza di classe, oltre a una dignità tale che, in punto di morte, rivendica con orgoglio il proprio nome. Alla Regina che lo accusa di non averla vista come una donna, ma solo come una regina, Ruy Blas dice che lei non può capire il suo modo di agire, le sue scelte, perché vive in un mondo irreale:

Per capire, bisogna aver indossato una livrea, essersi sentito comandare da uno che non ti vale e che disprezzi: “inginocchiati e allacciami gli stivali!” 

E, quando la Regina lo richiama Cesare, lui, morente, risponde: «Mi chiamo Ruy Blas».  

Due personaggi, dunque, complessi e moderni.