La vita peccaminosa di Caravaggio

Tutti i miei peccati sono mortali di Giuliano Capecelatro edito nel 2010 da il Saggiatore è un saggio su Caravaggio che ha molto del romanzo. In esso, infatti, l’Autore narra la vita e le opere di Caravaggio facendo diventare il pittore un vero e proprio personaggio: ne narra non solo le azioni, ma anche i pensieri, i sentimenti, le paure, gli stati d’animo e le intenzioni.
Per calarsi nella mente del grande Maestro il saggista parte dai rari dati documentali (verbali di tribunale; diari di committenti e mercanti d’arte; note biografiche redatte da pittori contemporanei) e dai capolavori dipinti e traccia un convincente profilo psicologico. Ne esce la figura di un uomo tormentato; dal carattere difficile; incline alla rissa (e non si dimentichi che arrivò a uccidere un uomo); amante del bicchiere e attratto sessualmente sia dalle ragazze, sia dai ragazzini (tra cui Mario Minniti e Cecco del Caravaggio).
Una narrazione, quella di Capecelatro, vivace e felice specie nelle descrizioni d’ambi…

Il viaggio interiore di un'anima tormentata


La traversata. Tra maschere e silenzio di Aurora Amico è un viaggio interiore da un punto di partenza in cui un’anima tormentata vede tutto nero a un punto d’approdo in cui si dà voce e possibilità alla speranza.

Scritto con una prosa ricca e articolata, il viaggio descrive una serie di personaggi (oltre a quello principale) dando, raramente, loro direttamente la voce, ma il più delle volte negando loro non solo la voce, ma perfino un’esistenza autonoma oltre quella necessaria per la descrizione stessa.
In altre parole, i personaggi di “contorno” vengono descritti non per renderli attori di una qualche azione che porti a uno sviluppo della trama, ma per il semplice gusto di descriverli, di “smascherarli” di fronte al lettore.
E ciò si fa non solo per mettere in rilievo l’uso disinvolto che i “personaggi” fanno delle maschere che indossano per non mostrarsi nudi agli altri (e men che meno a loro stessi), ma anche perché lo sviluppo del libro/viaggio non avviene grazie a una trama, ma a una presa di coscienza.

Presa di coscienza di un’anima assetata di verità, di libertà e di autenticità, incapace di accettare il fatto che gli altri le si presentino nascosti da una maschera e diano vita a quella che definisce una “civiltà capovolta” in cui nulla più è autentico.
Prese di coscienza che, come detto, termina con la volontà di tener conto solo di quel poco di vero e positivo si riesce a scorgere per dare e darsi una possibilità.

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