Il coraggio di esserci

Green Book di Peter Farrelly con Viggo Mortensen e Mahershala Ali è un gran bel film che parla di razzismo, stereotipi, diritti civili e amicizia.
La pellicola racconta i due mesi di tournée nel profondo Sud degli Stati Uniti degli anni Sessanta del pianista e compositore Don Shirley che, temendo di subire ritorsioni da parte dei razzisti del luogo (essendo lui un uomo di colore), ingaggiò come autista (facente funzione di guardaspalle) l’italo-americano Frank Vallelonga (padre di uno degli sceneggiatori del film).
Durante il viaggio tra uno Stato e l’altro del profondo Sud degli U.S.A. i due uomini - benissimo interpretati da Mortensen (nel ruolo dell’italo-americano) e Ali (in quello del pianista) - imparano a conoscersi e tra loro nasce un’amicizia sincera in grado di durare negli anni.
Raccontando la loro storia, il film, tra le altre cose, mostra allo spettatore in modo plastico la differenza che passa tra lo stereotipo e il razzismo. Il primo è un’opinione frutto di pregiudizio che,…

Il viaggio interiore di un'anima tormentata


La traversata. Tra maschere e silenzio di Aurora Amico è un viaggio interiore da un punto di partenza in cui un’anima tormentata vede tutto nero a un punto d’approdo in cui si dà voce e possibilità alla speranza.

Scritto con una prosa ricca e articolata, il viaggio descrive una serie di personaggi (oltre a quello principale) dando, raramente, loro direttamente la voce, ma il più delle volte negando loro non solo la voce, ma perfino un’esistenza autonoma oltre quella necessaria per la descrizione stessa.
In altre parole, i personaggi di “contorno” vengono descritti non per renderli attori di una qualche azione che porti a uno sviluppo della trama, ma per il semplice gusto di descriverli, di “smascherarli” di fronte al lettore.
E ciò si fa non solo per mettere in rilievo l’uso disinvolto che i “personaggi” fanno delle maschere che indossano per non mostrarsi nudi agli altri (e men che meno a loro stessi), ma anche perché lo sviluppo del libro/viaggio non avviene grazie a una trama, ma a una presa di coscienza.

Presa di coscienza di un’anima assetata di verità, di libertà e di autenticità, incapace di accettare il fatto che gli altri le si presentino nascosti da una maschera e diano vita a quella che definisce una “civiltà capovolta” in cui nulla più è autentico.
Prese di coscienza che, come detto, termina con la volontà di tener conto solo di quel poco di vero e positivo si riesce a scorgere per dare e darsi una possibilità.

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