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La coscienza di Poirot | Assassinio sull'Orient Express di Kenneth Branagh


Kenneth Branagh riporta sul grande schermo Assassinio sull’Orient Express di Agatha Christie e firma un nuovo capolavoro.
Il film si distanzia dal romanzo dell’autrice britannica in molti punti, forse con l’intento di concentrare maggiormente l’attenzione dello spettatore sul personaggio di Hercule Poirot (benissimo interpretato da Branagh stesso).

Pur restando una storia “corale”, infatti, il film mette al centro dell’azione proprio Poirot.
Lo fa fin dal principio che Branagh sposta a Gerusalemme: Poirot svela alla folla riunitasi ai piedi del Muro del Pianto chi sia il colpevole del furto di una preziosa reliquia. 
Egli è al centro della scena, consapevole che gli sguardi sono tutti per lui e sicuro dell’infallibilità del proprio intuito di brillante investigatore.
Brillante quanto maniacale: è ossessionato dall'equilibrio cosmico, dalla simmetria, intesa come metafora dell’armonia universale ed è convinto che ciò che interrompe tale armonia, sia errato.
La sua coscienza sa riconoscere ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, proprio perché è sensibile all’equilibrio di cui si è detto.

Si è qui ricordato l’inizio del film perché si è convinti che Branagh abbia voluto mettere al centro di Assassinio sull’Orient Express proprio la coscienza di Poirot.
È la sua coscienza a dover fare i conti con il delitto.
E le indagini condotte da Poirot lo porteranno a dover profondamente riconsiderare le sue certezze, soprattutto quelle che, fino a quel momento, lo hanno aiutato a determinare ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.
Un’indagine, quella per svelare l’identità dell’assassino, che sconvolge l’investigatore e pone la di lui coscienza sul ciglio di un baratro, esattamente come su un baratro è fermo l’Orient Express deragliato dopo essere stato investito da una valanga.
Nel film di Branagh - a parere di chi scrive - il convoglio deragliato e bloccato su un ponte (ossia un baratro) è metafora visiva della coscienza di Poirot.
Una situazione, quella al cui centro è Poirot, di pericoloso stallo che si scioglie solo con la ripartenza del treno. Ed è solo a Orient Express di nuovo in movimento che Poirot prende la sua decisione definitiva: comunicare alla polizia una versione dei fatti non corrispondente alla verità.

Una scelta sofferta, quella del Poirot di Branagh, in quanto il personaggio realizzato dall’attore e regista è assolutamente consapevole della differenza che passa tra la vendetta e la giustizia.

Per quanto si sia qui insistito sulla coscienza di Poirot, va detto che Branagh fa del suo Poirot anche un personaggio incline all’azione che non rifugge il combattimento corpo a corpo e l’inseguimento dei sospetti.

Accanto a Branagh nel ruolo, come detto, del protagonista, un cast di attori tutti in parte.
Piace ricordare nel ruolo della vedova Hubbard una bravissima Michelle Pfeiffer; in quello della bambinaia in preda al fanatismo religioso (la Greta Ohlsson del romanzo che nel film diventa Pilar) una strepitosa Penelope Cruz; nel ruolo dell’assassinato un assai convincente Johnny Depp; e in quello della principessa Dragomiroff una carismatica Judi Dench.
Un film da vedere con attenzione.


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