Il coraggio di esserci

Green Book di Peter Farrelly con Viggo Mortensen e Mahershala Ali è un gran bel film che parla di razzismo, stereotipi, diritti civili e amicizia.
La pellicola racconta i due mesi di tournée nel profondo Sud degli Stati Uniti degli anni Sessanta del pianista e compositore Don Shirley che, temendo di subire ritorsioni da parte dei razzisti del luogo (essendo lui un uomo di colore), ingaggiò come autista (facente funzione di guardaspalle) l’italo-americano Frank Vallelonga (padre di uno degli sceneggiatori del film).
Durante il viaggio tra uno Stato e l’altro del profondo Sud degli U.S.A. i due uomini - benissimo interpretati da Mortensen (nel ruolo dell’italo-americano) e Ali (in quello del pianista) - imparano a conoscersi e tra loro nasce un’amicizia sincera in grado di durare negli anni.
Raccontando la loro storia, il film, tra le altre cose, mostra allo spettatore in modo plastico la differenza che passa tra lo stereotipo e il razzismo. Il primo è un’opinione frutto di pregiudizio che,…

Toulouse-Lautrec grande comunicatore

Henri de Toulouse-Lautrec più che grande artista fu comunicatore di genio.
Probabilmente, vivesse oggi, sarebbe a capo di un’importante agenzia di pubblicità e, a dispetto del suo corpo infelice, sarebbe un influencer in prima persona.
A Toulouse-Lautrec Palazzo Reale di Milano dedica una grande mostra monografica (Il mondo fuggevole di Toulouse-Lautrec) aperta fino al 18 febbraio 2018.

Autoritratto allo specchio
L’esposizione, curata da Danièle Devynck e Claudia Beltramo Ceppi Zevi, presenta al visitatore oltre 200 opere di Toulouse-Lautrec, tra cui i celebri 22 manifesti.
Opere spesso di proprietà di collezionisti privati e, perciò, difficilmente mostrate al pubblico.
Un’occasione, dunque, da non perdere per poter conoscere meglio l’arte, ma soprattutto la figura di Toulouse-Lautrec, appartenente a due delle più nobili famiglie francesi, ma frequentatore e amico intimo di artisti, attori e prostitute.
Un mondo al margine ed eccessivo, quello vissuto da Toulouse-Lautrec, che ne ispirò l’opera, sia dal lato dei contenuti, sia da quello dell’esecuzione, dato che il suo uso del colore non era affatto ovvio e fu, a suo tempo, oggetto di ripetute critiche.
Immagini, quelle di Toulouse-Lautrec, che, spesso, erano pensate per attrarre l’attenzione di osservatori distratti

Émile Bernard
La mostra milanese ha diversi meriti. Uno tra i più evidenti, anche se, si teme, passerà sotto silenzio, è la presentazione di una galleria fotografica in cui Toulouse-Lautrec è soggetto e, per così dire, regista. 
Si tratta di fotografie in cui l’artista diventa, appunto, soggetto, mostrandosi in pose a volte assolutamente trasgressive (una sequenza lo mostra mentre defeca all'aperto) o abbigliato eccentricamente, come se vivesse costantemente in un perpetuo ballo in maschera.
Foto che parlano dell’incredibile modernità dell’uomo.
Un uomo che, da artista, ebbe a ritrarre le prostitute che vivevano e lavoravano nelle case chiuse con una tale delicatezza che ne fece delle donne qualunque immerse nella vita quotidiana.

Tra le opere in mostra, piace segnalare
  • Portrait de Lautrec devant une glace, olio su cartone del 1880, unico autoritratto conosciuto dell’artista;
  • Émile Bernard, olio su tela del 1885, in cui Toulouse-Lautrec ritrae il giovane pittore neo-impressionista suo intimo amico (come lo fu Vincent van Gogh);
  • Jane Avril, litografia del 1899, in cui la cantante, di cui Toulouse-Lautrec era innamorato, è raffigurata in una posa inconsueta che rivela l’assoluta modernità di Toulouse-Lautrec nel concepire l’immagine.

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