La vita peccaminosa di Caravaggio

Tutti i miei peccati sono mortali di Giuliano Capecelatro edito nel 2010 da il Saggiatore è un saggio su Caravaggio che ha molto del romanzo. In esso, infatti, l’Autore narra la vita e le opere di Caravaggio facendo diventare il pittore un vero e proprio personaggio: ne narra non solo le azioni, ma anche i pensieri, i sentimenti, le paure, gli stati d’animo e le intenzioni.
Per calarsi nella mente del grande Maestro il saggista parte dai rari dati documentali (verbali di tribunale; diari di committenti e mercanti d’arte; note biografiche redatte da pittori contemporanei) e dai capolavori dipinti e traccia un convincente profilo psicologico. Ne esce la figura di un uomo tormentato; dal carattere difficile; incline alla rissa (e non si dimentichi che arrivò a uccidere un uomo); amante del bicchiere e attratto sessualmente sia dalle ragazze, sia dai ragazzini (tra cui Mario Minniti e Cecco del Caravaggio).
Una narrazione, quella di Capecelatro, vivace e felice specie nelle descrizioni d’ambi…

La personalità complessa di Sherlock Holmes

Il segno dei quattro del 1890 è il secondo romanzo di Arthur Conan Doyle con protagonista Sherlock Holmes
Esso, al suo primo apparire, ebbe enorme fortuna in Inghilterra e in America.
Oggi resta una piacevole lettura estiva, soprattutto per quanti vogliano conoscere più da vicino la personalità complessa del protagonista, già parzialmente descritta in Uno studio in rosso.

Il segno dei quattro inizia con la descrizione di come Holmes si inietti nell'avambraccio muscoloso una dose di cocaina. Una scena alla quale, da mesi, tre volte al giorno, il dottor Watson assiste con un senso di impotenza.
Una pratica, quella dell’assunzione di droghe, che Holmes giustifica affermando che gli stimola i processi cerebrali e l’aiuta a combattere la noia profonda in cui cade quando non ha casi da risolvere.

Oggi l’assunzione di droghe può sembrare un fatto assai lontano dalla razionalità, ma non era così alla fine dell’Ottocento. In quel periodo, infatti, non solo si riteneva che la cocaina non desse dipendenza, ma se ne esaltavano gli effetti terapeutici e stimolanti o, come faceva il cocainomane Sigmund Freud con parenti e amici, quelli ricostituenti.

L’uso della cocaina, quindi, pare in linea con l’esaltazione della razionalità fatta da Holmes. Una razionalità sposa della logica deduttiva di cui, a inizio di romanzo, Holmes dà una dimostrazione pratica all’amico.
Una razionalità che, secondo Holmes, non deve in alcun modo essere influenzata dai sentimenti o dall’emotività.

Il romanzo, poi, prosegue con l’ingaggio della coppia di amici da parte di una dolce signorina (di cui Watson finirà per innamorarsi, ricambiato) e dello sviluppo e risoluzione del caso.
Un caso che fa de Il segno dei quattro un romanzo a cavallo tra il genere poliziesco e quello di avventura e di memorie coloniali.

Vedendo all’opera Sherlock Holmes, il lettore trova, infine, conferma delle tante contraddizioni, manie e stranezze del personaggio già descritte nel primo romanzo.

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