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La prima versione de Il Ritratto di Dorian Gray

De Il ritratto di Dorian Gray esistono due versioni differenti.
La prima venne pubblicata nel 1890 dalla rivista “Lippincott’s Monthly Magazine”, mentre la seconda vide la luce l’anno seguente edita in volume.
La versione del 1891 differiva dalla precedente in quanto Oscar Wilde vi aveva aggiunto ben sei capitoli nuovi e aveva sdoppiato l’ultimo in due capitoli diversi. 
Se la prima versione contava 13 capitoli in tutto, la seconda, quindi, ne presentava 20.
La seconda versione è quella oggi abitualmente commercializzata in Italia.

La prima versione del romanzo è decisamente un capolavoro.
Rapida e veloce narra la vicenda dall'inizio alla fine non dando riposo (né piena soddisfazione) alla curiosità del lettore.
La storia è nota: Dorian Gray, bellissimo adolescente, posa per il pittore Basil Hallward che - segretamente - è innamorato di lui. 
L’ultimo giorno di posa, nello studio di Basil si presenta Lord Henry Wotton, buon amico del pittore che resta affascinato da Dorian, ricambiato.
I due diventano subito ottimi amici; anzi, Lord Henry diventa il mentore del giovane, e lo sprona a vivere appieno la vita.
Dorian Gray, scoperto che il ritratto registra fedelmente le azioni da lui compiute, lasciandolo immune da segni rivelatori e dall’invecchiamento, decide di sperimentare la vita e fare qualsiasi esperienza, anche le più turpi, arrivando perfino a compiere un omicidio, quello del pittore che lo aveva ritratto…

Wilde non entra nei dettagli di quasi nessuna delle turpi esperienze commesse da Dorian Gray e neppure di quelle di un suo amico, vittima di un ricatto messo in atto da Dorian stesso. 
E il non descriverle, lascia al lettore la responsabilità di immaginarsele…
Molto probabilmente il lettore contemporaneo di Wilde immaginò rapporti omosessuali e corruzione di giovani della buona società.

Ad ogni buon conto, ciò che è lecito supporre desse assai da pensare ai benpensanti dell’epoca vittoriana e che (incredibilmente) rende ancora oggi il romanzo di Wilde attuale e in qualche modo rivoluzionario, è il “pensiero” che ne è alla base: lo scopo della vita è il pieno sviluppo di se stessi e del proprio io. Per tale motivo non bisogna mai commettere l’errore di far arrestare la propria evoluzione intellettuale accettando supinamente un qualche credo religioso o sistema filosofico.
Quindi, la vita va vissuta appieno in prima persona, anche perché nessuna teoria della vita regge il confronto con la vita reale.
E scusate se è poco!

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