La vita peccaminosa di Caravaggio

Tutti i miei peccati sono mortali di Giuliano Capecelatro edito nel 2010 da il Saggiatore è un saggio su Caravaggio che ha molto del romanzo. In esso, infatti, l’Autore narra la vita e le opere di Caravaggio facendo diventare il pittore un vero e proprio personaggio: ne narra non solo le azioni, ma anche i pensieri, i sentimenti, le paure, gli stati d’animo e le intenzioni.
Per calarsi nella mente del grande Maestro il saggista parte dai rari dati documentali (verbali di tribunale; diari di committenti e mercanti d’arte; note biografiche redatte da pittori contemporanei) e dai capolavori dipinti e traccia un convincente profilo psicologico. Ne esce la figura di un uomo tormentato; dal carattere difficile; incline alla rissa (e non si dimentichi che arrivò a uccidere un uomo); amante del bicchiere e attratto sessualmente sia dalle ragazze, sia dai ragazzini (tra cui Mario Minniti e Cecco del Caravaggio).
Una narrazione, quella di Capecelatro, vivace e felice specie nelle descrizioni d’ambi…

L'Amleto di Ian McEwan

Nel guscio di Ian McEwan edito da Einaudi è la storia di Amleto vista da un punto di vista decisamente inconsueto: non solo, come spesso accade a teatro per il testo di Shakespeare, la vicenda è attualizzata e ambientata ai giorni nostri, ma Amleto è ancora in stato fetale, per quanto prossimo alla nascita.
Il feto protagonista e voce narrante è, come Amleto, più incline al pensiero piuttosto che all'azione (ma nel caso del feto di McEwan l’inazione è comprensibilmente dovuta all'impossibilità materiale) e, come il personaggio di Shakespeare, il feto del romanzo di McEwan ragiona sul sentimento della vendetta e se essa vada attuata e come.

A gridare vendetta, in Shakespeare come in McEwan, è l’assassinio del padre ad opera della madre e del fratello del padre ora amante della madre. 
Ma, a differenza di ciò che avviene in Shakespeare, in McEwan il feto assiste, da un punto di vista “privilegiato”, a tutte le fasi del delitto: dalla progettazione alla realizzazione.
Un feto combattuto tra l’amore viscerale verso la madre e l’odio nei confronti di coloro (madre e zio) che lo stanno rendendo orfano ben prima che lui sia a tutti gli effetti (l’essere o non essere dell’Amleto, qui diventa l’essere e non essere in quanto feto e non ancora neonato).

Nel romanzo, McEwan conduce con il lettore un gioco sottile di continui rimandi all’Amleto di Shakespeare, sia espliciti, sia impliciti (ad esempio, pare di poter dire che la sozzura e la decadenza della magione in cui vivono i protagonisti della storia di McEwan sia una “visualizzazione” della famosa metafora “C’è del marcio in Danimarca” pronunciata all'inizio dell’Amleto di Shakespeare); ma il romanzo può essere letto e gustato anche da quanti non padroneggiano appieno il testo di Shakespeare.
Inoltre, essendo McEwan un grande scrittore (uno dei migliori del mondo), la vicenda narrata nel romanzo resta pienamente comprensibile e godibile anche senza avere la minima idea di cosa avvenga nell’Amleto di Shakespeare. 
Si tratta, infatti, a tutti gli effetti, del racconto della preparazione di un delitto e di come il testimone involontario del medesimo tenti di sventarne l’esecuzione… 
Una trama che non può non risultare avvincente per molti lettori. 

Pur non svelando qui la sottile vendetta messa in opera dal feto, non si può tacere del fatto che le ultime pagine del romanzo sono, a parere di chi scrive, una delle più belle e originali descrizioni di un parto che si possono leggere in letteratura.

Concludendo, Nel guscio è un libro di cui si consiglia vivamente la lettura.

Leggi anche la recensione a Miele di McEwan 

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