La vita peccaminosa di Caravaggio

Tutti i miei peccati sono mortali di Giuliano Capecelatro edito nel 2010 da il Saggiatore è un saggio su Caravaggio che ha molto del romanzo. In esso, infatti, l’Autore narra la vita e le opere di Caravaggio facendo diventare il pittore un vero e proprio personaggio: ne narra non solo le azioni, ma anche i pensieri, i sentimenti, le paure, gli stati d’animo e le intenzioni.
Per calarsi nella mente del grande Maestro il saggista parte dai rari dati documentali (verbali di tribunale; diari di committenti e mercanti d’arte; note biografiche redatte da pittori contemporanei) e dai capolavori dipinti e traccia un convincente profilo psicologico. Ne esce la figura di un uomo tormentato; dal carattere difficile; incline alla rissa (e non si dimentichi che arrivò a uccidere un uomo); amante del bicchiere e attratto sessualmente sia dalle ragazze, sia dai ragazzini (tra cui Mario Minniti e Cecco del Caravaggio).
Una narrazione, quella di Capecelatro, vivace e felice specie nelle descrizioni d’ambi…

Ligabue e maschi alfa predatori

Fino al 18 giugno 2017 alle Scuderie del Castello Visconteo di Pavia è possibile visitare una bella mostra dedicata ad Antonio Ligabue, curata da Sandro Parmiggiani e Sergio Negri, con la collaborazione di Simona Bartolena.

L’esposizione si prefigge di dare un’immagine più veritiera dell’artista che vada oltre la frettolosa e fuorviante definizione di pittore naïf appioppata a Ligabue.
I curatori, infatti, hanno allestito un’esposizione che punta a far emergere un Ligabue “espressionista tragico”, capace di fondere gusto decorativo e visionarietà.
Ecco, allora, che osservando con attenzione i dipinti di Ligabue vi si legge una narrazione che va ben al di là della rappresentazione di un mondo fiabesco, poetico o magico (caratteristiche comuni, appunto, nella pittura naïf).

In Ligabue, invece, vi è la rappresentazione di una natura crudele, selvaggia, nella quale dominano i maschi alfa predatori
Una natura in cui si soffre, si muore o si infligge la morte se si vuole vivere.
Ad esempio, un animale come la volpe diventa predatore nel dipinto del 1948 La volpe in fuga (nel quale regge nelle fauci una gallina) e preda nel dipinto Aquila con volpe (1949-1950) nel quale è artigliato dal rapace.

In un mondo in cui il maschio è predatore, non stupisce, allora, il dipinto Gorilla con donna (1957-1958) nel quale una donna inerte, sanguinante e seminuda è diventata preda di due gorilla. 
Non è certo una scena fiabesca… come non lo è Gatto con topo (1956-1957), dipinto nel quale il felino azzanna il roditore.
Nei dipinti di Ligabue ci si trova, quindi, di fronte alla rappresentazione di una dura realtà, dominata da una natura che non fa sconti a nessuno e in cui si sopravvive solo se si riesce a dare la morte.

Anche nei molti autoritratti di Ligabue si è in presenza di un mondo di sofferenza. La sofferenza vissuta in prima persona dall’artista che soffrì di turbe psichiche e di una fisicità da maschio beta.
Una sofferenza indagata e mostrata in modo impudico da Ligabue che non risparmia allo spettatore la visione delle ferite autoinflitte e il naso rotto da un pugno infertogli da un maschio alfa prezzolato e ringraziato dal pittore per il pugno ben assestato.


Una mostra, dunque, quella pavese, da vedere con attenzione per farsi un’idea ben diversa da quella di Liguabue pittore naïf.

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