Passa ai contenuti principali

L'arte di Keith Haring è una festa primordiale

Fino al 18 giugno 2017 a Palazzo Reale di Milano è aperta al pubblico la mostra Keith Haring. About art a cura di Gianni Mercurio.
Un'esposizione ben fatta che, oltre a mostrare al pubblico capolavori assai noti, espone anche alcune opere mai viste prima, in quanto di proprietà di collezionisti privati restii a concederle in prestito. 
Un’occasione, quindi, da non perdere se si vuole conoscere meglio il lavoro di Haring, tenuto conto anche del fatto che le opere esposte sono 110 e che provengono da 61 prestatori sparsi in tutto il mondo.
Una mostra che, proprio per la difficoltà di riunire le opere di Haring (molte delle quale di grande formato), è costata 2 anni di lavoro.

La mostra milanese ha come obiettivo quello di sottolineare le influenze dell’arte mondiale sul lavoro di Haring, per sfatare il facile mito di Haring artista semplice e spontaneo. 
Ecco, quindi, la scelta del curatore di affiancare alle opere di Haring quelle che furono per lui fonte di ispirazione: dall’arte classica a quella precolombiana; dalle creazioni dei nativi americani ai maestri del Novecento come Picasso, Pollock o Klee… passando dalla lupa capitolina vista da Haring come simbolo di maternità e dal fumetto.

Fonti artistiche che Haring fa sue in modo totale: non le scimmiotta, ma le cita in modo pop, facendole diventare segni, simboli, richiami universali.
Il tutto sempre puntando a un’arte che, ponendo al centro l’Uomo, si potrebbe definire una festa, una festa primordiale.
I sui lavori ricordano la danza tribale, il ritmo dei tamburi, il battito del cuore.
Le sue opere parlano dell’Uomo, di quello del passato e di quello presente. Dei suoi istinti. Delle paure. Delle aspirazioni.
Parlano dell’Uomo in modo “semplice”, diretto, usando segni e colori essenziali, ridotti all’osso.

Siccome quasi tutte le opere di Haring sono prive di titolo, non è possibile qui indicare quelle che più colpiscono il visitatore.
Va però ricordato come tali opere siano state realizzate da Haring utilizzando i supporti più disparati: dalla “classica” tela al telone di vinile; dalla carta al metallo; dalla pelle al legno… Una varietà che testimonia della volontà sperimentale dell’artista.

Commenti

Post più letti

Adriano Celentano raccontato da Sergio Cotti

Intervista video a Sergio Cotti autore del libro Adriano e Celentano. Un po' artista, un po' uomo edito da Arcana. Nell'intervista Cotti spiega il perché del titolo del libro e racconta quali sono, a suo avviso, le differenza tra l'uomo Adriano e il personaggio Celentano. Inoltre anticipa che alcune interviste a personaggi famosi realizzate per il volume sono state caricate interamente su YouTube e racconta della sua conoscenza personale con Celentano. Infine traccia un bilancio dei 60 anni di carriera dell'artista che ricorrono quest'anno.
Il libro di Cotti su Celentano è disponibile su Amazon

Alessandro Magno

Chi era Alessandro Magno? A tale domanda tenta di dare una risposta Hans-Joachim Gehrke nel suo libro dedicato al grande condottiero e pubblicato in Italia da Il Mulino.  Gehrke spiega ai lettori il contesto storico-politico nel quale Alessandro nacque (nel 356 a. C.) e crebbe: una Macedonia che si avviava a diventare parte della “nazione” greca grazie alle misure adottate dal padre di Alessandro, Filippo il macedone. Costui era – come allora si usava in Macedonia – poligamo e la madre di Alessandro, Olimpiade, era la sua quarta moglie.  Alessandro, su volere di suo padre, fu istruito alla greca: insieme ai fanciulli della sua età appartenenti alle famiglie illustri della Macedonia fu educato dal filosofo Aristotele, figlio del medico personale di Filippo. Tra coloro che ricevettero gli insegnamenti del grande filosofo greco vi era anche Efestione, colui che sarebbe diventato la persona più importante nella vita di Alessandro.

Il corpo nudo dello scrittore

Sono tanti gli scrittori che, anche in passato, si sono fatti fotografare completamente nudi. Ciò potrebbe sorprendere, specie se si pensa che molti degli scrittori di cui si parla erano assai famosi quando decisero di mettersi in posa senza veli. Ovvero, le loro fotografie nature non erano mosse pubblicitarie atte a renderli celebri (magari con uno scandaletto montato ad arte), ma erano scatti a persone celebri che accettavano (o chiedevano) di essere immortalate nude.