La vita peccaminosa di Caravaggio

Tutti i miei peccati sono mortali di Giuliano Capecelatro edito nel 2010 da il Saggiatore è un saggio su Caravaggio che ha molto del romanzo. In esso, infatti, l’Autore narra la vita e le opere di Caravaggio facendo diventare il pittore un vero e proprio personaggio: ne narra non solo le azioni, ma anche i pensieri, i sentimenti, le paure, gli stati d’animo e le intenzioni.
Per calarsi nella mente del grande Maestro il saggista parte dai rari dati documentali (verbali di tribunale; diari di committenti e mercanti d’arte; note biografiche redatte da pittori contemporanei) e dai capolavori dipinti e traccia un convincente profilo psicologico. Ne esce la figura di un uomo tormentato; dal carattere difficile; incline alla rissa (e non si dimentichi che arrivò a uccidere un uomo); amante del bicchiere e attratto sessualmente sia dalle ragazze, sia dai ragazzini (tra cui Mario Minniti e Cecco del Caravaggio).
Una narrazione, quella di Capecelatro, vivace e felice specie nelle descrizioni d’ambi…

L'arte di Keith Haring è una festa primordiale

Fino al 18 giugno 2017 a Palazzo Reale di Milano è aperta al pubblico la mostra Keith Haring. About art a cura di Gianni Mercurio.
Un'esposizione ben fatta che, oltre a mostrare al pubblico capolavori assai noti, espone anche alcune opere mai viste prima, in quanto di proprietà di collezionisti privati restii a concederle in prestito. 
Un’occasione, quindi, da non perdere se si vuole conoscere meglio il lavoro di Haring, tenuto conto anche del fatto che le opere esposte sono 110 e che provengono da 61 prestatori sparsi in tutto il mondo.
Una mostra che, proprio per la difficoltà di riunire le opere di Haring (molte delle quale di grande formato), è costata 2 anni di lavoro.

La mostra milanese ha come obiettivo quello di sottolineare le influenze dell’arte mondiale sul lavoro di Haring, per sfatare il facile mito di Haring artista semplice e spontaneo. 
Ecco, quindi, la scelta del curatore di affiancare alle opere di Haring quelle che furono per lui fonte di ispirazione: dall’arte classica a quella precolombiana; dalle creazioni dei nativi americani ai maestri del Novecento come Picasso, Pollock o Klee… passando dalla lupa capitolina vista da Haring come simbolo di maternità e dal fumetto.

Fonti artistiche che Haring fa sue in modo totale: non le scimmiotta, ma le cita in modo pop, facendole diventare segni, simboli, richiami universali.
Il tutto sempre puntando a un’arte che, ponendo al centro l’Uomo, si potrebbe definire una festa, una festa primordiale.
I sui lavori ricordano la danza tribale, il ritmo dei tamburi, il battito del cuore.
Le sue opere parlano dell’Uomo, di quello del passato e di quello presente. Dei suoi istinti. Delle paure. Delle aspirazioni.
Parlano dell’Uomo in modo “semplice”, diretto, usando segni e colori essenziali, ridotti all’osso.

Siccome quasi tutte le opere di Haring sono prive di titolo, non è possibile qui indicare quelle che più colpiscono il visitatore.
Va però ricordato come tali opere siano state realizzate da Haring utilizzando i supporti più disparati: dalla “classica” tela al telone di vinile; dalla carta al metallo; dalla pelle al legno… Una varietà che testimonia della volontà sperimentale dell’artista.

Commenti