La vita peccaminosa di Caravaggio

Tutti i miei peccati sono mortali di Giuliano Capecelatro edito nel 2010 da il Saggiatore è un saggio su Caravaggio che ha molto del romanzo. In esso, infatti, l’Autore narra la vita e le opere di Caravaggio facendo diventare il pittore un vero e proprio personaggio: ne narra non solo le azioni, ma anche i pensieri, i sentimenti, le paure, gli stati d’animo e le intenzioni.
Per calarsi nella mente del grande Maestro il saggista parte dai rari dati documentali (verbali di tribunale; diari di committenti e mercanti d’arte; note biografiche redatte da pittori contemporanei) e dai capolavori dipinti e traccia un convincente profilo psicologico. Ne esce la figura di un uomo tormentato; dal carattere difficile; incline alla rissa (e non si dimentichi che arrivò a uccidere un uomo); amante del bicchiere e attratto sessualmente sia dalle ragazze, sia dai ragazzini (tra cui Mario Minniti e Cecco del Caravaggio).
Una narrazione, quella di Capecelatro, vivace e felice specie nelle descrizioni d’ambi…

Guttuso e gli oggetti


Fino al 18 dicembre alle Scuderie del Castello Visconteo a Pavia sarà possibile visitare la mostra Guttuso. La forza delle cose curata da Fabio Carapezza Guttuso e Susanna Zatti.
Si tratta di un’esposizione che presenta al pubblico una parte importante, ma poco nota, della produzione artistica di Renato Guttuso: quella delle nature morte.
Il pittore siciliano, infatti, è conosciuto dal grande pubblico per la sua produzione realistica e “impegnata” attenta ai grandi avvenimenti sociali e ai temi politici.
La mostra pavese, invece, si concentra sul lato intimistico del pittore, impegnato a riprodurre su tela gli oggetti e il cibo con cui quotidianamente entrava in contatto.
Oggetti che “arredavano” il suo studio o che erano i suoi ferri del mestiere, come i tubetti di colore o i pennelli.
Una cinquantina di tele, quelle esposte a Pavia, che testimoniano di come la natura morta non fosse, per l’artista, un tema secondario o episodico; prova ne sia il fatto che vi si dedicò lungo tutto l’arco della sua attività.

Tra i dipinti ne spiccano alcuni per la loro carica allegorica, come, ad esempio la Natura morta con drappo rosso (1942) nel quale il teschio di ariete simboleggia la guerra in corso e il drappo rosso la fiducia che Guttuso riponeva nel Comunismo come forza politica rigeneratrice.
Il dipinto, però che, forse, più di tutti è in grado di collegare la produzione delle nature morte a quella dell’impegno e del realismo è Finestra a Riano Flaminio (1951) nel quale il pittore mette sì un secchio di pomodori in primo piano, ma apre la finestra del suo studio sul mondo, riproducendo una porzione di tetto di un casolare contadino.

Ed è lo sguardo sul mondo che ha fatto di Guttuso uno dei più importanti pittori del Novecento.

Commenti