La vita peccaminosa di Caravaggio

Tutti i miei peccati sono mortali di Giuliano Capecelatro edito nel 2010 da il Saggiatore è un saggio su Caravaggio che ha molto del romanzo. In esso, infatti, l’Autore narra la vita e le opere di Caravaggio facendo diventare il pittore un vero e proprio personaggio: ne narra non solo le azioni, ma anche i pensieri, i sentimenti, le paure, gli stati d’animo e le intenzioni.
Per calarsi nella mente del grande Maestro il saggista parte dai rari dati documentali (verbali di tribunale; diari di committenti e mercanti d’arte; note biografiche redatte da pittori contemporanei) e dai capolavori dipinti e traccia un convincente profilo psicologico. Ne esce la figura di un uomo tormentato; dal carattere difficile; incline alla rissa (e non si dimentichi che arrivò a uccidere un uomo); amante del bicchiere e attratto sessualmente sia dalle ragazze, sia dai ragazzini (tra cui Mario Minniti e Cecco del Caravaggio).
Una narrazione, quella di Capecelatro, vivace e felice specie nelle descrizioni d’ambi…

Condannato a vivere

Valerio Mello torna in libreria con un nuovo libro di poesie: Giardini pensili, edito da La Vita felice.
Si tratta di un libro difficile, nel quale Mello fa uso di versi densi e misteriosi con i quali si ha l’impressione voglia nascondere, più che svelare, la verità del suo Io.
Versi che, a volte, sembrano volersi condensare, solidificare, in un grumo di sofferenza.
Sì, perché quelle di Mello sembrano parole sanguinanti.
Il suo è, infatti, un «giardino delle ceneri e del vuoto» che, sebbene torni a fiorire, sembra restare immoto.
Giardini pensili quelli in cui il Poeta si muove, ossia, giardini sospesi, in quanto non ancorati al suolo.
Una metafora, il titolo, che sembra rimandare a uno stato di sospensione dell’anima. Come se l’Autore volesse indicare, con il titolo del suo libro, il mood in cui, forse, si trova egli stesso: sospeso in un limbo tra la vita e l’apatia.
Non stupisce, allora, che si possa «resta<re> intrappolati | in un paio di guanti da giardino» nel mondo “pensile” di Mello, forse anche perché, nonostante la fede professata dal Poeta nelle parole, si fatica a riconoscerlo in esse, nonostante le usi per rappresentarsi: «Ho davanti la mia traduzione,| il mio testo originale a fronte»; “traduzione” che, però, sembra silente, per stessa ammissione del Poeta.
E che la rappresentazione del Sé sia, per Mello, assai problematica, il Poeta lo dichiara subito in una poesia che si intitola, assai efficacemente, Enigma: «Lo spazio fra me e i vocaboli è costituito dal momento | in cui scelgo di rappresentarmi in forma scritta. | Ma non esisto neppure a parole.»  [...] «Non sono contemporaneo del mio discorso.».
Un senso di impotenza che potrebbe condurre dritto allo spegnimento dell’anima, se non fosse che, nonostante tutto, il verdetto finale è di vita: «la sentenza è di vita» scrive il Poeta e sembra più una condanna che un’assoluzione.
Un libro, quello di Mello, che va letto con attenzione, perché, tra le pieghe del non detto, il Poeta pare svelare molto più di quanto crede…

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