La vita peccaminosa di Caravaggio

Tutti i miei peccati sono mortali di Giuliano Capecelatro edito nel 2010 da il Saggiatore è un saggio su Caravaggio che ha molto del romanzo. In esso, infatti, l’Autore narra la vita e le opere di Caravaggio facendo diventare il pittore un vero e proprio personaggio: ne narra non solo le azioni, ma anche i pensieri, i sentimenti, le paure, gli stati d’animo e le intenzioni.
Per calarsi nella mente del grande Maestro il saggista parte dai rari dati documentali (verbali di tribunale; diari di committenti e mercanti d’arte; note biografiche redatte da pittori contemporanei) e dai capolavori dipinti e traccia un convincente profilo psicologico. Ne esce la figura di un uomo tormentato; dal carattere difficile; incline alla rissa (e non si dimentichi che arrivò a uccidere un uomo); amante del bicchiere e attratto sessualmente sia dalle ragazze, sia dai ragazzini (tra cui Mario Minniti e Cecco del Caravaggio).
Una narrazione, quella di Capecelatro, vivace e felice specie nelle descrizioni d’ambi…

L'abito fa la regina

Un abito appartenuto a Maria Cumani Quasimodo
Se è vero che una persona dal portamento elegante, anche se indossa uno straccetto, resta elegante; è altrettanto vero che tale persona, con l’abito giusto, quello di alta sartoria, diventa regale.
A Palazzo Pitti a Firenze, con Donne protagoniste del Novecento, se ne ha la prova: nella Galleria del Costume, infatti, sono esposti diversi vestiti facenti parte del corredo di alcune donne famose del secolo scorso che, indossati da loro, le rendevano simili a delle regine.
Abiti realizzati, spesso, da grandi sarti e che rivelano un lavoro artigianale altissimo, degno di essere esposto in un museo.
Certo, non tutti i vestiti hanno resistito al mutare del gusto e della moda, ma tutti, oltre ad aver partecipato a crearle le mode, rivelano molto della personalità di chi li indossava.
Vestiti che raccontano di un tempo in cui partecipare a un evento richiedeva cura e rispetto delle convenzioni e degli altri. In cui ogni abito faceva il monaco o, in questo caso, la Signora.
E allora, la mente, non può fare a meno di immaginare ricevimenti sfarzosi, durante i quali si conversava educatamente e ai quali ci si presentava solo se adeguatamente abbigliati. Una compostezza esteriore che era indice di rigore mentale. 

A Palazzo Pitti sono esposti abiti di differenti sarti/stilisti, ma, assai opportunamente, essi non sono riuniti e mostrati al pubblico in base al nome di chi li ha confezionati, bensì di chi li ha indossati. 
Questo, perché, come detto, l’abito rivela la personalità di chi lo indossa(va) e, anche quando i vestiti esposti furono confezionati da mani differenti, essi appaiono consoni alla personalità della donna a cui quella particolare sala del museo è dedicata.
Le donne di cui si può ammirare “l’armadio” sono assai diverse tra loro per stili di vita e professioni: ad esempio, ci sono attrici divine come Eleonora Duse; danzatrici moderne come Maria Cumani Quasimodo; cantanti sofisticate come Patty Pravo. Ma ci sono anche stiliste come Rosa Genoni e designer come Susan Nevelson, o donne dell’Alta Società come la contessa Antonella Cannavò Florio...


La mostra, ideata da Caterina Chiarelli e allestita da Mauro Linari, va vista non solo da coloro che amano la bellezza e/o il glamour, ma anche da quanti pensano che l’arte non si esprima solo attraverso la pittura o la scultura, ma anche con l’ago e il filo.

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