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Il suicidio di Virginia Woolf

Leonard Woolf in La morte di Virginia edito in Italia da Lindau (traduzione di Paola Quarantelli) descrive gli anni che vanno dal 1939 al 1941, gli ultimi di vita di sua moglie Virginia.
Va subito detto che spesso Leonard è frettolosamente liquidato come il marito di Virginia Woolf, commettendo un errore davvero grossolano: egli, non solo fu un editore lungimirante - tanto che la sua Hogarth Press pubblicò, tra gli altri, James Joyce e Sigmund Freud - ma fu scrittore raffinato e attento.
Il suo La morte di Virginia è un libro di rara lucidità, oltre a essere una biografia in grado di andare ben oltre il mero dato cronachistico, entrando negli intimi pensieri dei due protagonisti, i coniugi Woolf.

La prima parte del volume si concentra sull’analisi del contesto storico in cui Leonard e Virginia vissero gli ultimi momenti assieme. Sono gli anni dell’inizio del Secondo conflitto mondiale e Leonard descrive il senso di smarrimento causato dalla consapevolezza che l’Umanità fosse ripiombata nella barbarie per colpa della follia di Hitler, non meno che di Stalin e di Mussolini.
Analisi di lucidità inconsueta che non va sottovalutata: aiuta a comprendere come fosse possibile che i coniugi Woolf progettassero il suicidio nel caso l’Inghilterra fosse caduta nelle mani dei Nazisti e, nonostante ciò, come il suicidio di Virginia possa aver sconvolto la vita di Leonard.

Vero è che Virginia aveva, nel corso della sua vita, già tentato almeno due volte di suicidarsi. Ma altrettanto vero il fatto che negli ultimi tempi ella sembrava più serena (per quanto, come tutti, turbata dagli eventi storici), in ragione del fatto che le veniva relativamente semplice scrivere.
Nella seconda parte del volume, dunque, Leonard si concentra su Virginia e ne descrive le paure e i progetti artistici. 
Non nasconde il fatto di non aver compreso subito che sua moglie stava, di nuovo, scivolando nella follia e, dato ciò che stava succedendo nel mondo, pare di poter capire perché.
Una follia di cui Virginia aveva terrore e che la spinse al suicidio, convinta com’era che non sarebbe mai più guarita. 

Nell’ultima lettera al marito, Virginia scrive:
Carissimo, 
sono certa che sto per impazzire di nuovo. Sento che non possiamo affrontare un altro di quei terribili momenti. E questa volta non mi riprenderò. Comincio a sentire le voci e non riesco a concentrarmi. [...] So che sto rovinando la tua vita, che senza di me potresti lavorare. E lo farai, io lo so. [...] Quello che voglio dire è che devo a te tutta la felicità della mia vita. 
La morte di Virginia è un libro di cui si consiglia la lettura non solo a quanti amano l’opera di Virginia Woolf, ma anche a coloro che vogliono leggere una testimonianza viva e puntuale di cosa voglia dire vivere in un mondo in cui la civiltà sembra definitivamente perduta a causa della follia distruttiva di barbari sanguinari e senza scrupoli.

E il pensiero non può non correre veloce all’oggi.

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