La vita peccaminosa di Caravaggio

Tutti i miei peccati sono mortali di Giuliano Capecelatro edito nel 2010 da il Saggiatore è un saggio su Caravaggio che ha molto del romanzo. In esso, infatti, l’Autore narra la vita e le opere di Caravaggio facendo diventare il pittore un vero e proprio personaggio: ne narra non solo le azioni, ma anche i pensieri, i sentimenti, le paure, gli stati d’animo e le intenzioni.
Per calarsi nella mente del grande Maestro il saggista parte dai rari dati documentali (verbali di tribunale; diari di committenti e mercanti d’arte; note biografiche redatte da pittori contemporanei) e dai capolavori dipinti e traccia un convincente profilo psicologico. Ne esce la figura di un uomo tormentato; dal carattere difficile; incline alla rissa (e non si dimentichi che arrivò a uccidere un uomo); amante del bicchiere e attratto sessualmente sia dalle ragazze, sia dai ragazzini (tra cui Mario Minniti e Cecco del Caravaggio).
Una narrazione, quella di Capecelatro, vivace e felice specie nelle descrizioni d’ambi…

La carta della Balicco

Tempio di Luisa Balicco
Fino al 24 aprile è possibile visitare la mostra Un viaggio singolare, personale di Luisa Balicco alla Galleria Ceribelli di Bergamo.

Oltre all'invito a recarsi a guardare le opere esposte, si vuole condividere qui qualche impressione e riflessione nate dalla visita odierna.

Luisa Balicco ama la carta.
La carta come materia, oltre che come “semplice” supporto.
La ama al punto da crearla: la fa nascere e le dà peso, spessore e porosità ogni volta differenti e utili all'opera che l’artista intende realizzare.
La carta, nelle mani della Balicco, è come se si trasformasse in creta da lavorare, da modellare. 
Cessa di essere “solo” il supporto dell’opera e diventa materia protagonista.
Paradossalmente, ciò che viene vergato sui fogli dalla Balicco, diventa, quasi, “decorazione”, in quanto è come se la materia-carta assumesse centralità nell'opera realizzata dall'artista.
E alla carta, la Balicco, dà vite molteplici. La carta, nelle sue opere, diventa “altro”.
Diventa, ad esempio, “pietra” con la quale si costruisce il muro (filo conduttore della mostra bergamasca). 
Ma, fondendosi con altri materiali, essa diventa anche quadro, dipinto. La carta della Balicco, cioè, non è - si ripete - solo il supporto su cui viene dipinta (appunto) l’opera, ma è già il quadro, arricchito dai colori e dai versi poetici che compaiono in molte delle opere dell’artista.
La carta della Balicco, infine, grazie alle “macchine ostensorie” e ai leggii sulla quale si innesta, acquista anche tridimensionalità; verticalità, smettendo si essere “solo” bidimensionale.
Le opere della Balicco, hanno una fisicità spaziale che non ci si aspetta e i suoi “libri” diventano pale d’altare, templi o macchine scrittorie di tempi e paesi lontani, persi tra oriente e occidente.
Opere, quelle della Balicco, di grande fascino che, in chi le ammira, fanno nascere forte il desiderio di toccarle, per poter, attraverso il contatto tattile, appropriarsi anche delle sensazioni che la porosità della carta sa trasmettere.

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