La vita peccaminosa di Caravaggio

Tutti i miei peccati sono mortali di Giuliano Capecelatro edito nel 2010 da il Saggiatore è un saggio su Caravaggio che ha molto del romanzo. In esso, infatti, l’Autore narra la vita e le opere di Caravaggio facendo diventare il pittore un vero e proprio personaggio: ne narra non solo le azioni, ma anche i pensieri, i sentimenti, le paure, gli stati d’animo e le intenzioni.
Per calarsi nella mente del grande Maestro il saggista parte dai rari dati documentali (verbali di tribunale; diari di committenti e mercanti d’arte; note biografiche redatte da pittori contemporanei) e dai capolavori dipinti e traccia un convincente profilo psicologico. Ne esce la figura di un uomo tormentato; dal carattere difficile; incline alla rissa (e non si dimentichi che arrivò a uccidere un uomo); amante del bicchiere e attratto sessualmente sia dalle ragazze, sia dai ragazzini (tra cui Mario Minniti e Cecco del Caravaggio).
Una narrazione, quella di Capecelatro, vivace e felice specie nelle descrizioni d’ambi…

La voce autentica di Vettorello

Rodolfo Vettorello torna in libreria con un nuovo libro di poesie: Elogio dell’imperfezione edito da Luoghi Interiori.
Si tratta di un libro intenso, nel quale il Poeta si interroga sul senso della Vita.
Nel volume vi è una sorta di dialogo muto con la Morte che non approda a soluzioni consolatorie: Vettorello, infatti, non crede nell’Aldilà e in un’altra vita. Una volta giunti alla fine, la fine è definitiva, nonostante molti sperino il contrario: «Un infinito orgoglio si figura | che all’uomo spetti | un’altra dimensione.» commenta amaro in Nessun segno, niente.  
Il Poeta è, dunque, consapevole dell’unicità della Vita: ogni momento va vissuto e assaporato appieno, perché non tornerà mai più, né si avrà mai una seconda opportunità, ammesso la si voglia. 
«Io non vorrei per me nessun altrove, | mi basterà la vita che ho vissuto.» afferma nella stessa poesia che conclude con una speranza condivisibile anche se, si crede, comune a pochi: «Vorrei, per il mio giorno di commiato, | potermi cancellare dal registro, | vorrei poter morire | integralmente | e non lasciare tracce, | nessun segno | niente.»  
Un desiderio di scomparire che si alterna alla paura di morire («La temo così tanto la mia morte | che a volte spero si sia già conclusa | la tragica avventura della vita»). Una duplicità, forse, contraddittoria, ma, sicuramente, molto umana. 
E a versi in cui pare vincere il senso di disillusione e di scoramento, si alternano versi pieni di voglia di vivere.

Vorrei lasciare il nulla alle mie spalle
e nessun segno del mio passo incerto.
È l’insignificanza il mio messaggio,
l’inesistenza il ruolo che mi tocca.
Farò di tutto, come ho sempre fatto,
perché mi si dimentichi al più presto.

Si legge ne L’insignificanza, a cui, però, fanno da contraltare i versi di Come ho trovato lascerò:

Amo ogni oggetto d’un amore folle
che non è voglia inutile di avere
e possedere ma soltanto il segno
che so capire il fascino che hanno
[...]
Amo la vita che mi spetta in sorte
e quella già trascorsa che ricordo

Una duplicità umana e lontana dall’equilibrio raggiunto dai saggi che, nella poesia che dà il titolo alla raccolta, il poeta sembra non approvare per nulla: «Non farei cambio della mia fortuna | di vivere una vita irrazionale | con l’equilibrio inutile dei saggi.».


Al dialogo con la Morte, nel volume, fa da controcanto il dialogo con l’Amore. Poesie nelle quali Vettorello si rivolge direttamente alla donna amata con parole piene di tenerezza, ma anche di lucida consapevolezza per i mutamenti che il tempo ha determinato, prima di tutto, sui loro fisici e, poi, forse, anche sulla loro relazione (comunque, pare di capire, ancora ben viva).

La poesia di Vettorello - ne danno prova i pochi versi citati - è musicale e la sua musicalità, in qualche modo, mitiga la durezza delle asserzioni. Le rende più “poetiche”, ma certo non meno vere.
Elogio dell’imperfezione è, dunque, un bel libro da assaporare e da scoprire con attenzione. 
Versi, quelli di Vettorello, come detto, pieni di verità, in cui, qua e là, colano citazioni poetiche che, al lettore accorto, non è difficile individuare. 

Una verità, quella di Vettorello, che pochi dicono, ma che è necessario ascoltare, soprattutto perché detta con voce ferma da un autentico Poeta.

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