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Io non ero come gli altri e non lo sapevo

Mondo di silenzio di Sofia Licini per la regia di Stefano Mecca è uno spettacolo pieno di suoni e luci colorate adatto a un pubblico di bambini, ragazzi e adulti.
La vicenda è ispirata alla storia veria di Ilaria Galbusera (sorda dalla nascita) e di suo fratello (udente) e al loro rapporto affiatato, fatto di dialoghi, giochi e tanto affetto reciproco.
Lo spettatore è invitato a conoscere Ilaria e Roberto in un giorno particolare: quello nel quale i due fratelli stanno ultimando i preparativi di un trasloco che li porterà in una casa nuova. Ma Roberto, in realtà, per motivi di studio, non andrà con la sorella ad abitare nella nuova casa e non sa come affrontare il discorso…
La storia è esemplare non solo perché mostra fin dove può l’amore dei familiari che riescono a dare a Ilaria una vita piena nonostante la sua disabilità, ma anche perché mostra come il dialogo tra due persone si possa interrompere se non c’è la volontà di ascoltarsi l’un l’altro, indipendentemente dal fatto che si sia udenti o non udenti.

A impersonare Ilaria e Roberto due giovani e preparati attori: Sofia Licini e Marco Menghini che danno prova di essere assai affiatati tra loro a tutto vantaggio della resa scenica. 
I due attori adottano una recitazione marcata adatta ai bambini e si trovano a loro agio con la LIS (la lingua dei sordi) che usano accompagnandola con l’espressione vocale o, in alcuni momenti, da sola. E, va detto, che anche quando i due attori dialogano usando solo la LIS, lo spettatore udente non ha alcuna difficoltà a seguire il discorso. Merito degli attori, ovviamente.

La regia di Mecca aiuta i due interpreti a sottolineare determinati stati d’animo con i suoni, le musiche e le luci. In tal modo ai due attori si affianca un terzo soggetto forte: una scena povera, ma “parlante”. Una scena fatta di contenitori di plastica trasparente che viene modificata dai due interpreti e che si illumina “dall’interno”, cambiando colore oltre che forma. In tal modo è come se i suoni prodotti in scena assumessero un corpo grazie alla scenografia, a tutto vantaggio della comprensione, da parte dello spettatore udente, di cosa possano rappresentare i suoni per una persona non udente.


Uno spettacolo assai ben fatto, la cui visione si consiglia non solo ai bambini, ma anche agli adulti, oltre che ai ragazzi che possono avvicinarsi, accompagnati con garbo e intelligenza, ai temi della diversità: “Io non ero come gli altri e non lo sapevo” dice di sé Ilaria, parlando del suo rapporto con i suoi compagni di classe.

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