La vita peccaminosa di Caravaggio

Tutti i miei peccati sono mortali di Giuliano Capecelatro edito nel 2010 da il Saggiatore è un saggio su Caravaggio che ha molto del romanzo. In esso, infatti, l’Autore narra la vita e le opere di Caravaggio facendo diventare il pittore un vero e proprio personaggio: ne narra non solo le azioni, ma anche i pensieri, i sentimenti, le paure, gli stati d’animo e le intenzioni.
Per calarsi nella mente del grande Maestro il saggista parte dai rari dati documentali (verbali di tribunale; diari di committenti e mercanti d’arte; note biografiche redatte da pittori contemporanei) e dai capolavori dipinti e traccia un convincente profilo psicologico. Ne esce la figura di un uomo tormentato; dal carattere difficile; incline alla rissa (e non si dimentichi che arrivò a uccidere un uomo); amante del bicchiere e attratto sessualmente sia dalle ragazze, sia dai ragazzini (tra cui Mario Minniti e Cecco del Caravaggio).
Una narrazione, quella di Capecelatro, vivace e felice specie nelle descrizioni d’ambi…

Torture all'ombra del Crocifisso


La Tosca di Giacomo Puccini per la regia, le scene e i costumi di Hugo De Ana ripresi da Giulio Ciabatti è uno spettacolo visivamente ineccepibile.
La scenografia del Primo Atto rappresenta uno scorcio della chiesa di Sant'Andrea della Valle a Roma dove Cavaradossi sta dipingendo un quadro raffigurante Maria Maddalena. La scena è talmente ben fatta che si fa fatica a capire che non si tratta di una fotografia. Basta poco, poi, per mutare la prospettiva visiva: basta lo spostamento di una colonna. Una soluzione semplice, pulita che, però, affascina.
La scena del Secondo Atto è un interno di Palazzo Farnese dove c’è il quartier generale di Scarpia. La scena, in se stessa, può non colpire quanto la precedente, ma è visivamente significante, perché sul tavolo imbandito di Scarpia campeggia un crocifisso. È all’ombra di tale crocifisso che si svolge la doppia tortura: quella (fuori scena, di cui si sentono solo i lamenti) a Cavaradossi e quella psicologica a Tosca. E quando Tosca uccide Scarpia, il crocifisso dal tavolo viene spostato (da Tosca stessa) accanto al cadavere di Scarpia.
La scena del Terzo Atto (illuminata in modo assai suggestivo da Sandro Dal Pra) è un angolo di cortile di Castel Sant’Angelo in cui la statua enorme di un angelo prende gran parte del fondale, quasi testimone muto dell’omicidio/esecuzione di Cavaradossi. 
Le scene dello spettacolo sono un chiaro segno registico: tutta la vicenda si svolge in un ambiente ecclesiastico non in grado di porre un freno alle violenze esercitate da Scarpia. Un ambiente dove angeli e crocifissi sono testimoni (purtroppo) silenti e in cui il potere violento si esercita senza freni. Forse, solo l’annunciato arrivo di Napoleone potrà sanare la situazione…
La regia, però, non si è concentrata solo sull'ambiente (e le scenografie che lo hanno ricreato), ma è stata in grado di creare uno spettacolo degno anche dal punto di vista della recitazione e dei movimenti scenici dei cantanti. Movimenti precisi e recitazione esatta che spesso è assai difficile vedere in uno spettacolo di Teatro d’Opera.
A impersonare Tosca la brava Tiziana Caruso che ha meritato un applauso a scena aperta per Vissi d’arte.
Nei panni di Cavaradossi Kristian Benedikt che si è fatto apprezzare per E lucean le stelle, ma, a tratti, nel resto dell’Opera, è stato più volte coperto, suo malgrado, dall'orchestra.
Giustamente assai apprezzato dal pubblico anche Elia Fabbian nei panni di Scarpia.
Contestata da qualcuno, invece, la direzione del Maestro Stefano Romani che è sembrato spingere troppo sull'orchestra a scapito dei cantanti.
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