Il coraggio di esserci

Green Book di Peter Farrelly con Viggo Mortensen e Mahershala Ali è un gran bel film che parla di razzismo, stereotipi, diritti civili e amicizia.
La pellicola racconta i due mesi di tournée nel profondo Sud degli Stati Uniti degli anni Sessanta del pianista e compositore Don Shirley che, temendo di subire ritorsioni da parte dei razzisti del luogo (essendo lui un uomo di colore), ingaggiò come autista (facente funzione di guardaspalle) l’italo-americano Frank Vallelonga (padre di uno degli sceneggiatori del film).
Durante il viaggio tra uno Stato e l’altro del profondo Sud degli U.S.A. i due uomini - benissimo interpretati da Mortensen (nel ruolo dell’italo-americano) e Ali (in quello del pianista) - imparano a conoscersi e tra loro nasce un’amicizia sincera in grado di durare negli anni.
Raccontando la loro storia, il film, tra le altre cose, mostra allo spettatore in modo plastico la differenza che passa tra lo stereotipo e il razzismo. Il primo è un’opinione frutto di pregiudizio che,…

Sciamani dell'inconscio

Qualcosa è cambiato dichiara nel titolo del suo nuovo libro Maria Luisa Agostinelli. Cosa di preciso sia cambiato, però, non dice esplicitamente.
Forse più che cambiato è evoluto.
Infatti, se già dopo la lettura di Non me lo ricordo il lettore poteva avere il sospetto che i folli descritti dalla Agostinelli potessero essere portatori di una “conoscenza altra”, ora, si ha quasi la certezza che l’Autrice guardi ai suoi pazienti (la Agostinelli è psichiatra) come a una sorta di “sciamani dell’inconscio”.
Sono folli in grado di vagliare il reale e l’inconscio e di centellinare verità, dal loro punto di vista (e, spesso, anche da nostro), assolutamente incontrovertibili. Verità sui sani. Verità sulla psichiatria. Verità sulla follia.
Sciamani ai quali l’Autrice si avvicina e descrive con grande umanità; con simpatia, empatia e, soprattutto, rispetto, come già si è avuto modo di dire recensendo E.T. Istantanee di normalità nei matti (secondo libro “a tema” della Agostinelli).
Sciamani a cui la psichiatra crede: «Io a Franco credo» dichiara parlando di un suo paziente e si tratta di un’ammissione di grande valore che racconta di un approccio terapeutico basato sulla relazione “alla pari” tra paziente e psichiatra. Una relazione in cui il malato ha da dire e da dare al medico e non solo il medico al malato. In cui chi cura ascolta. Ascolta veramente. 
Relazione che non è esente da affetto. 
Ed è così che emerge il lato umano della psichiatria. Lato che si svela anche con candide affermazioni della Agostinelli che, vedendo soffrire i suoi pazienti, ammette che avrebbe voglia di piangere e maledice il male che li trascina nella follia.
Ma ai suoi “sciamani” la Agostinelli sembra guardare anche dal punto di vista dello stile. Così come la follia tende a scarnificare il processo verbale, rendendo il malato spesso incapace di articolare il discorso e di comporre frasi che vadano al di là dell’essenziale; allo stesso modo lo stile della Agostinelli è essenziale; fatto di frasi brevi che, a volte, si interrompono bruscamente (ma mai private di senso). Uno stile sincompato di cui si è avuto modo di dire in precedenti recensioni e che, si conferma, è, non solo personale, ma trascinante.
In definitiva Qualcosa è cambiato edito da Moretti & Vitali è un bel libro che si legge tutto d’un fiato e che ci conferma nel ritenere la Agostinelli una grande scrittrice.

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