La vita peccaminosa di Caravaggio

Tutti i miei peccati sono mortali di Giuliano Capecelatro edito nel 2010 da il Saggiatore è un saggio su Caravaggio che ha molto del romanzo. In esso, infatti, l’Autore narra la vita e le opere di Caravaggio facendo diventare il pittore un vero e proprio personaggio: ne narra non solo le azioni, ma anche i pensieri, i sentimenti, le paure, gli stati d’animo e le intenzioni.
Per calarsi nella mente del grande Maestro il saggista parte dai rari dati documentali (verbali di tribunale; diari di committenti e mercanti d’arte; note biografiche redatte da pittori contemporanei) e dai capolavori dipinti e traccia un convincente profilo psicologico. Ne esce la figura di un uomo tormentato; dal carattere difficile; incline alla rissa (e non si dimentichi che arrivò a uccidere un uomo); amante del bicchiere e attratto sessualmente sia dalle ragazze, sia dai ragazzini (tra cui Mario Minniti e Cecco del Caravaggio).
Una narrazione, quella di Capecelatro, vivace e felice specie nelle descrizioni d’ambi…

Il ribollire di Andrew Rocchi

Un filo rosso unisce le poesie della raccolta Murmure di Andrew Rocchi edita da Lulu con lo pseudonimo di A. J. Enlightened.
A prima vista esso potrebbe sembrare la ricerca, da parte della voce poetica, dell’oscurità e il suo rivolgersi alla Luna. Ma sembra di poter affermare che, tale ricerca e tale dialogo, sono solo delle conseguenze. 
Infatti, ciò che sembra essere sempre presente - come un basso continuo - nella produzione di Rocchi è un ribollente senso di inadeguatezza; di sottovalutazione (“sono cenere di un sigaro”); e di rifiuto di una parte di sé. 
Parte che il Poeta sembra negare; costringere in una zona segreta e inacessibile, ma che riesce a tornare alla luce, magari durante incubi notturni o inaspettati risvegli della coscienza e sussulti del corpo.

Ecco, allora, che, qua e là, emergono versi rivelatori che parlano del “bollore di un segreto” o di un “forziere | insabbiato” il cui lucchetto è rotto da un “urlo | graffiato”. 
E, in modo ancora più esplicito, Rocchi ammette che “Ribolle | e si dimena | la rabbia chiusa | dentro i nervi delle mani”.
Un tormento che dà sì “rabbia”, ma che, forse, più di sovente porta il Poeta ad agire su se stesso con severa disciplina, quasi a volere rimettersi in riga: “Mi sono catturato, | processato, | condannato e punito”.
Un tormento continuo (“Attorciglio interminabili | nastri di spine”) cui sembra potersi sottrarre solo con la fuga e l’immersione nella notte rischiarata dalla Luna (“Scappo | a perdifiato dalla mia ombra | per ascoltare | il canto statico della luna”).

Ma, si diceva che - a intervalli, pare, frequenti - ciò che il Poeta tenta di arginare nel segreto dell’anima, torni prepotente alla coscienza vigile.
E ciò avviene attraverso la sincerità del corpo; “Un corpo di indecisioni, | trasgressioni e disillusioni”. Un corpo che accoglie l’altro e lo custodisce, lo cura, forse anche al di là della volontà.
Inaspettatamente,
adesso che
ci ho rinunciato,
proprio ora
che mi sono dato vinto
il suo cuore mi pulsa dentro:
una gemma brillante,
un sonaglio
in preda a tutta la sua frenesia.
Ed è all'Amore che il Poeta sembra affidare la speranza in una completa, salvifica, esaltante accettazione di sé.
E poi morirò,
fiducioso, innamorato,
sbriciolandomi nella luce
che m’irradierà come un dio.
Un canto, quello di Rocchi, che merita ascolto.

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