Il coraggio di esserci

Green Book di Peter Farrelly con Viggo Mortensen e Mahershala Ali è un gran bel film che parla di razzismo, stereotipi, diritti civili e amicizia.
La pellicola racconta i due mesi di tournée nel profondo Sud degli Stati Uniti degli anni Sessanta del pianista e compositore Don Shirley che, temendo di subire ritorsioni da parte dei razzisti del luogo (essendo lui un uomo di colore), ingaggiò come autista (facente funzione di guardaspalle) l’italo-americano Frank Vallelonga (padre di uno degli sceneggiatori del film).
Durante il viaggio tra uno Stato e l’altro del profondo Sud degli U.S.A. i due uomini - benissimo interpretati da Mortensen (nel ruolo dell’italo-americano) e Ali (in quello del pianista) - imparano a conoscersi e tra loro nasce un’amicizia sincera in grado di durare negli anni.
Raccontando la loro storia, il film, tra le altre cose, mostra allo spettatore in modo plastico la differenza che passa tra lo stereotipo e il razzismo. Il primo è un’opinione frutto di pregiudizio che,…

Il ribollire di Andrew Rocchi

Un filo rosso unisce le poesie della raccolta Murmure di Andrew Rocchi edita da Lulu con lo pseudonimo di A. J. Enlightened.
A prima vista esso potrebbe sembrare la ricerca, da parte della voce poetica, dell’oscurità e il suo rivolgersi alla Luna. Ma sembra di poter affermare che, tale ricerca e tale dialogo, sono solo delle conseguenze. 
Infatti, ciò che sembra essere sempre presente - come un basso continuo - nella produzione di Rocchi è un ribollente senso di inadeguatezza; di sottovalutazione (“sono cenere di un sigaro”); e di rifiuto di una parte di sé. 
Parte che il Poeta sembra negare; costringere in una zona segreta e inacessibile, ma che riesce a tornare alla luce, magari durante incubi notturni o inaspettati risvegli della coscienza e sussulti del corpo.

Ecco, allora, che, qua e là, emergono versi rivelatori che parlano del “bollore di un segreto” o di un “forziere | insabbiato” il cui lucchetto è rotto da un “urlo | graffiato”. 
E, in modo ancora più esplicito, Rocchi ammette che “Ribolle | e si dimena | la rabbia chiusa | dentro i nervi delle mani”.
Un tormento che dà sì “rabbia”, ma che, forse, più di sovente porta il Poeta ad agire su se stesso con severa disciplina, quasi a volere rimettersi in riga: “Mi sono catturato, | processato, | condannato e punito”.
Un tormento continuo (“Attorciglio interminabili | nastri di spine”) cui sembra potersi sottrarre solo con la fuga e l’immersione nella notte rischiarata dalla Luna (“Scappo | a perdifiato dalla mia ombra | per ascoltare | il canto statico della luna”).

Ma, si diceva che - a intervalli, pare, frequenti - ciò che il Poeta tenta di arginare nel segreto dell’anima, torni prepotente alla coscienza vigile.
E ciò avviene attraverso la sincerità del corpo; “Un corpo di indecisioni, | trasgressioni e disillusioni”. Un corpo che accoglie l’altro e lo custodisce, lo cura, forse anche al di là della volontà.
Inaspettatamente,
adesso che
ci ho rinunciato,
proprio ora
che mi sono dato vinto
il suo cuore mi pulsa dentro:
una gemma brillante,
un sonaglio
in preda a tutta la sua frenesia.
Ed è all'Amore che il Poeta sembra affidare la speranza in una completa, salvifica, esaltante accettazione di sé.
E poi morirò,
fiducioso, innamorato,
sbriciolandomi nella luce
che m’irradierà come un dio.
Un canto, quello di Rocchi, che merita ascolto.

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