Il coraggio di esserci

Green Book di Peter Farrelly con Viggo Mortensen e Mahershala Ali è un gran bel film che parla di razzismo, stereotipi, diritti civili e amicizia.
La pellicola racconta i due mesi di tournée nel profondo Sud degli Stati Uniti degli anni Sessanta del pianista e compositore Don Shirley che, temendo di subire ritorsioni da parte dei razzisti del luogo (essendo lui un uomo di colore), ingaggiò come autista (facente funzione di guardaspalle) l’italo-americano Frank Vallelonga (padre di uno degli sceneggiatori del film).
Durante il viaggio tra uno Stato e l’altro del profondo Sud degli U.S.A. i due uomini - benissimo interpretati da Mortensen (nel ruolo dell’italo-americano) e Ali (in quello del pianista) - imparano a conoscersi e tra loro nasce un’amicizia sincera in grado di durare negli anni.
Raccontando la loro storia, il film, tra le altre cose, mostra allo spettatore in modo plastico la differenza che passa tra lo stereotipo e il razzismo. Il primo è un’opinione frutto di pregiudizio che,…

Ginevra meritava una messinscena

Ieri sera il Teatro Donizetti di Bergamo, nel 250enario della nascita, ha reso onore a Giovanni Simone Mayr (maestro di Donizetti), realizzando, in forma di concerto, la Ginevra di Scozia.   

Messa in scena per la prima volta a Trieste nel 1801, l’opera ebbe immediato e duraturo successo, tanto da essere rappresentata per almeno un trentennio.
Di gusto e ambientazione romantica (la vicenda si svolge in Scozia durante il Medioevo) essa ci pare musicalmente settecentesca, anche e soprattutto per quanto attiene alla distribuzione delle parti canore.
Infatti, la parte dell’eroe protagonista (Ariodante) era, ai tempi, affidata alla voce di un evirato cantore. Alla prima, essa venne assegnata a colui che passava per essere il più grande cantante del suo tempo: il soprano Luigi Marchesi, che tenne il ruolo fino al 1804 (ovvero fino a due anni prima del suo ritiro dalle scene).
Nel ruolo di Ginevra, nel 1801, c’era il soprano Teresa Bertinotti-Radicati e in quella di Lucarnio, fratello di Ariodante, il sopranista Filippo Boccucci.
Una distribuzione vocale che ha poco dell’Opera ottocentesca così come oggi la si immagina (influenzati come siamo dalle distribuzioni verdiane), ma molto di quella Settecentesca...
Il concerto realizzato al Teatro Donizetti ha - in qualche modo - fatto riscoprire quest’opera e si tratta davvero di una bella “sorpresa”: la musica di Mayr è assai gradevole, orecchiabile e classicamente settecentesca e il libretto di Gaetano Rossi è ben congegnato.
La vicenda, sulle prime, può sembrare un po’ complicata, ma, alla fine, è assai limpida e lineare: al centro della storia il tentativo di vendetta messo in atto da Polinesso che - novello Iago - non riamato da Ginevra che ama Ariodante, istilla il germe della gelosia in quest’ultimo, accusando Ginevra di essere un’amante infedele...
Nei ruoli principali tre interpreti che hanno incantato il pubblico presente in sala: la parte di Ariodante è stata eseguita da Anna Bonitatibus; quella di Ginevra da Myrtò Papatanasiu e quella di Polinesso da Mario Zeffiri.
Giustamente molto apprezzata dagli spettatori anche la direzione musicale del Maestro George Petrou.
Dati i validi esecutori e considerata la bontà dell’opera, è stato un peccato che essa sia stata presentata solo in forma di concerto e non compiutamente messa in scena. Forse si sarebbe potuto fare qualcosa di più per onorare Mayr a Bergamo, città d’elezione del compositore.

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