Il coraggio di esserci

Green Book di Peter Farrelly con Viggo Mortensen e Mahershala Ali è un gran bel film che parla di razzismo, stereotipi, diritti civili e amicizia.
La pellicola racconta i due mesi di tournée nel profondo Sud degli Stati Uniti degli anni Sessanta del pianista e compositore Don Shirley che, temendo di subire ritorsioni da parte dei razzisti del luogo (essendo lui un uomo di colore), ingaggiò come autista (facente funzione di guardaspalle) l’italo-americano Frank Vallelonga (padre di uno degli sceneggiatori del film).
Durante il viaggio tra uno Stato e l’altro del profondo Sud degli U.S.A. i due uomini - benissimo interpretati da Mortensen (nel ruolo dell’italo-americano) e Ali (in quello del pianista) - imparano a conoscersi e tra loro nasce un’amicizia sincera in grado di durare negli anni.
Raccontando la loro storia, il film, tra le altre cose, mostra allo spettatore in modo plastico la differenza che passa tra lo stereotipo e il razzismo. Il primo è un’opinione frutto di pregiudizio che,…

Un Voltaire di stringente attualità

Il Trattato sulla tolleranza scritto da Voltaire nella seconda metà del Settecento (nel 1763 per la precisione) è - ahinoi - ancora (o di nuovo) di stringente attualità.
Oggigiorno, parlare e invocare la tolleranza religiosa sembra non solo attuale, ma addirittura “rivoluzionario”. Infatti, sono troppe le confessioni religiose che si combattono l’un l’altra o che condannano e perseguitano coloro che non seguono i dettami da loro imposti.
Sul soglio pontificio, ad esempio, siede un papa che ha fatto della lotta al relativismo culturale una bandiera, a scapito, ovviamente, della tolleranza che è parente stretta del relativismo. Per non parlare di alcuni capi religiosi islamici che pare vedano nella distruzione delle altre confessioni religiose il loro obiettivo primario...
Tollerare, diceva Voltaire, invece, dovrebbe essere proprio di un religioso (che dovrebbe vedere nell’altro un fratello) e non solo del cittadino che segue la Ragionee che quindi sa che l’intolleranza è un male... Infatti, ricorda il filosofo, «la tolleranza non ha mai provocato guerre civili; <mentre> l’intolleranza ha coperto la Terra di carneficine».
Il Trattato sulla tolleranza di Voltaire, scritto con la verve tipica dell’Autore francese, prende le mosse da un fatto di cronaca (un errore giudiziario figlio dell’intolleranza religiosa) e, ripercorrendo brevemente la Storia dell’Occidente, dimostra come l’intolleranza religiosa sia da ripudiare, specie se si è un buon cattolico, nonostante i cattolici abbiano, invece, fatto di tutto per risultare i più intolleranti tra gli intolleranti2.
L’unica forma di intolleranza consentita è, per Voltaire, quella contro il fanatismo intollerante! Quel fanatismo che perseguita chi non è dello stesso credo, chi la pensa in modo differente. Un comportamento del tutto ingiustificabile, specie quando si parla di religione, «poiché non dipende dall’uomo, di credere o non credere». Mentre i cattolici fanatici che altro vorrebbero fare se non «sostenere coi carnefici la religione di un Dio ucciso dai carnefici e che non ha predicato se non la dolcezza e la rassegnazione?».
Un trattato, quello scritto da Voltaire, che andrebbe riletto spesso con attenzione, guardando ad esso non solo dal punto di vista della tolleranza religiosa ma della tollerenza in generale.

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1 «La ragione è giusta, è umana, ispira indulgenza, soffoca la discordia, consolida la virtù, fa amabile l’ubbidienza alle leggi anche più della forza che le mantiene».
2 «Lo dico inorridendo, ma è la verità: noi cristiani, proprio noi siamo stati persecutori, carnefici, assassini!» e ciò scrive nel capitolo in cui Voltaire sostiene che i primi martiri cristiani non furono perseguitati dai Romani per motivi religiosi o di pensiero, ma per motivi politici e/o in quanto essi (i martiri) dimostrarono di essere intolleranti verso le altre confessioni religiose, atteggiamento intollerabile per i Romani che furono sempre tolleranti verso qualsiasi credo religioso.

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