La vita peccaminosa di Caravaggio

Tutti i miei peccati sono mortali di Giuliano Capecelatro edito nel 2010 da il Saggiatore è un saggio su Caravaggio che ha molto del romanzo. In esso, infatti, l’Autore narra la vita e le opere di Caravaggio facendo diventare il pittore un vero e proprio personaggio: ne narra non solo le azioni, ma anche i pensieri, i sentimenti, le paure, gli stati d’animo e le intenzioni.
Per calarsi nella mente del grande Maestro il saggista parte dai rari dati documentali (verbali di tribunale; diari di committenti e mercanti d’arte; note biografiche redatte da pittori contemporanei) e dai capolavori dipinti e traccia un convincente profilo psicologico. Ne esce la figura di un uomo tormentato; dal carattere difficile; incline alla rissa (e non si dimentichi che arrivò a uccidere un uomo); amante del bicchiere e attratto sessualmente sia dalle ragazze, sia dai ragazzini (tra cui Mario Minniti e Cecco del Caravaggio).
Una narrazione, quella di Capecelatro, vivace e felice specie nelle descrizioni d’ambi…

Un Voltaire di stringente attualità

Il Trattato sulla tolleranza scritto da Voltaire nella seconda metà del Settecento (nel 1763 per la precisione) è - ahinoi - ancora (o di nuovo) di stringente attualità.
Oggigiorno, parlare e invocare la tolleranza religiosa sembra non solo attuale, ma addirittura “rivoluzionario”. Infatti, sono troppe le confessioni religiose che si combattono l’un l’altra o che condannano e perseguitano coloro che non seguono i dettami da loro imposti.
Sul soglio pontificio, ad esempio, siede un papa che ha fatto della lotta al relativismo culturale una bandiera, a scapito, ovviamente, della tolleranza che è parente stretta del relativismo. Per non parlare di alcuni capi religiosi islamici che pare vedano nella distruzione delle altre confessioni religiose il loro obiettivo primario...
Tollerare, diceva Voltaire, invece, dovrebbe essere proprio di un religioso (che dovrebbe vedere nell’altro un fratello) e non solo del cittadino che segue la Ragionee che quindi sa che l’intolleranza è un male... Infatti, ricorda il filosofo, «la tolleranza non ha mai provocato guerre civili; <mentre> l’intolleranza ha coperto la Terra di carneficine».
Il Trattato sulla tolleranza di Voltaire, scritto con la verve tipica dell’Autore francese, prende le mosse da un fatto di cronaca (un errore giudiziario figlio dell’intolleranza religiosa) e, ripercorrendo brevemente la Storia dell’Occidente, dimostra come l’intolleranza religiosa sia da ripudiare, specie se si è un buon cattolico, nonostante i cattolici abbiano, invece, fatto di tutto per risultare i più intolleranti tra gli intolleranti2.
L’unica forma di intolleranza consentita è, per Voltaire, quella contro il fanatismo intollerante! Quel fanatismo che perseguita chi non è dello stesso credo, chi la pensa in modo differente. Un comportamento del tutto ingiustificabile, specie quando si parla di religione, «poiché non dipende dall’uomo, di credere o non credere». Mentre i cattolici fanatici che altro vorrebbero fare se non «sostenere coi carnefici la religione di un Dio ucciso dai carnefici e che non ha predicato se non la dolcezza e la rassegnazione?».
Un trattato, quello scritto da Voltaire, che andrebbe riletto spesso con attenzione, guardando ad esso non solo dal punto di vista della tolleranza religiosa ma della tollerenza in generale.

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1 «La ragione è giusta, è umana, ispira indulgenza, soffoca la discordia, consolida la virtù, fa amabile l’ubbidienza alle leggi anche più della forza che le mantiene».
2 «Lo dico inorridendo, ma è la verità: noi cristiani, proprio noi siamo stati persecutori, carnefici, assassini!» e ciò scrive nel capitolo in cui Voltaire sostiene che i primi martiri cristiani non furono perseguitati dai Romani per motivi religiosi o di pensiero, ma per motivi politici e/o in quanto essi (i martiri) dimostrarono di essere intolleranti verso le altre confessioni religiose, atteggiamento intollerabile per i Romani che furono sempre tolleranti verso qualsiasi credo religioso.

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