La vita peccaminosa di Caravaggio

Tutti i miei peccati sono mortali di Giuliano Capecelatro edito nel 2010 da il Saggiatore è un saggio su Caravaggio che ha molto del romanzo. In esso, infatti, l’Autore narra la vita e le opere di Caravaggio facendo diventare il pittore un vero e proprio personaggio: ne narra non solo le azioni, ma anche i pensieri, i sentimenti, le paure, gli stati d’animo e le intenzioni.
Per calarsi nella mente del grande Maestro il saggista parte dai rari dati documentali (verbali di tribunale; diari di committenti e mercanti d’arte; note biografiche redatte da pittori contemporanei) e dai capolavori dipinti e traccia un convincente profilo psicologico. Ne esce la figura di un uomo tormentato; dal carattere difficile; incline alla rissa (e non si dimentichi che arrivò a uccidere un uomo); amante del bicchiere e attratto sessualmente sia dalle ragazze, sia dai ragazzini (tra cui Mario Minniti e Cecco del Caravaggio).
Una narrazione, quella di Capecelatro, vivace e felice specie nelle descrizioni d’ambi…

Una Bohème dignitosa



Spettacolo complessivamente dignitiso La Bohème di Giacomo Puccini (su libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica) presentato ieri al Teatro Donizetti di Bergamo per la regia di Ivan Stefanutti e la direzione del Maestro Stefano Romani.
Spettacolo dignitoso, ma non del tutto convincente.
Il Maestro Romani è apparso molto più attento e concentrato sulla resa dell’orchestra, piuttosto che sul canto degli interpreti che, a tratti, sono risultati inudibili, perché coperti dalla musica. Un peccato, perché tutti i cantanti hanno dimostrato di possedere voci limpide e una dizione chiara, oltre che di essere anche dei bravi attori.
Un cast canoro che, data, forse, anche la giovane età di alcuni interpreti, andava seguito maggiormente dal Direttore d’orchestra e favorito con una orchestrazione che non ne coprisse le voci.
Tra i cantanti piace segnalare Yolanda Auyanet (Mimì) che è parsa la migliore.
La regia ha saputo far recitare gli interpreti, ma ha reso a volte un po’ caotica la scena, specie nel Secondo Atto, dove si ha avuto l’impressione che ci fossero davvero troppe persone in scena e che si ostacolassero a vicenda.
Le scene, dello stesso Stefanutti, sono sembrate un po’ troppo invadenti: hanno riempito uno spazio scenico già di per sé già pieno di persone.
Al calar del sipario, il pubblico ha salutato gli interpreti con un applauso cortese, ma senza particolare trasporto.

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