Il coraggio di esserci

Green Book di Peter Farrelly con Viggo Mortensen e Mahershala Ali è un gran bel film che parla di razzismo, stereotipi, diritti civili e amicizia.
La pellicola racconta i due mesi di tournée nel profondo Sud degli Stati Uniti degli anni Sessanta del pianista e compositore Don Shirley che, temendo di subire ritorsioni da parte dei razzisti del luogo (essendo lui un uomo di colore), ingaggiò come autista (facente funzione di guardaspalle) l’italo-americano Frank Vallelonga (padre di uno degli sceneggiatori del film).
Durante il viaggio tra uno Stato e l’altro del profondo Sud degli U.S.A. i due uomini - benissimo interpretati da Mortensen (nel ruolo dell’italo-americano) e Ali (in quello del pianista) - imparano a conoscersi e tra loro nasce un’amicizia sincera in grado di durare negli anni.
Raccontando la loro storia, il film, tra le altre cose, mostra allo spettatore in modo plastico la differenza che passa tra lo stereotipo e il razzismo. Il primo è un’opinione frutto di pregiudizio che,…

Una Bohème dignitosa



Spettacolo complessivamente dignitiso La Bohème di Giacomo Puccini (su libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica) presentato ieri al Teatro Donizetti di Bergamo per la regia di Ivan Stefanutti e la direzione del Maestro Stefano Romani.
Spettacolo dignitoso, ma non del tutto convincente.
Il Maestro Romani è apparso molto più attento e concentrato sulla resa dell’orchestra, piuttosto che sul canto degli interpreti che, a tratti, sono risultati inudibili, perché coperti dalla musica. Un peccato, perché tutti i cantanti hanno dimostrato di possedere voci limpide e una dizione chiara, oltre che di essere anche dei bravi attori.
Un cast canoro che, data, forse, anche la giovane età di alcuni interpreti, andava seguito maggiormente dal Direttore d’orchestra e favorito con una orchestrazione che non ne coprisse le voci.
Tra i cantanti piace segnalare Yolanda Auyanet (Mimì) che è parsa la migliore.
La regia ha saputo far recitare gli interpreti, ma ha reso a volte un po’ caotica la scena, specie nel Secondo Atto, dove si ha avuto l’impressione che ci fossero davvero troppe persone in scena e che si ostacolassero a vicenda.
Le scene, dello stesso Stefanutti, sono sembrate un po’ troppo invadenti: hanno riempito uno spazio scenico già di per sé già pieno di persone.
Al calar del sipario, il pubblico ha salutato gli interpreti con un applauso cortese, ma senza particolare trasporto.

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