La vita peccaminosa di Caravaggio

Tutti i miei peccati sono mortali di Giuliano Capecelatro edito nel 2010 da il Saggiatore è un saggio su Caravaggio che ha molto del romanzo. In esso, infatti, l’Autore narra la vita e le opere di Caravaggio facendo diventare il pittore un vero e proprio personaggio: ne narra non solo le azioni, ma anche i pensieri, i sentimenti, le paure, gli stati d’animo e le intenzioni.
Per calarsi nella mente del grande Maestro il saggista parte dai rari dati documentali (verbali di tribunale; diari di committenti e mercanti d’arte; note biografiche redatte da pittori contemporanei) e dai capolavori dipinti e traccia un convincente profilo psicologico. Ne esce la figura di un uomo tormentato; dal carattere difficile; incline alla rissa (e non si dimentichi che arrivò a uccidere un uomo); amante del bicchiere e attratto sessualmente sia dalle ragazze, sia dai ragazzini (tra cui Mario Minniti e Cecco del Caravaggio).
Una narrazione, quella di Capecelatro, vivace e felice specie nelle descrizioni d’ambi…

Tra giornalismo e arte: gli scatti di Annie Leibovitz

Raccontare la vita di un’artista in un documentario non è facile, perché essa è un mix inevitabile tra il mero dato biografico e la sua opera. Un intreccio, a volte, inestricabile.
Nel caso di una fotografa come Annie Leibovitz questo è, forse, ancora più “vero”, nel senso che la Leibovitz ha raccontato con le sue immagini la vita degli altri (praticamente di tutti coloro che contano), ma anche la sua, fotografando i membri della sua famiglia.
Scatti, quelli della Leibovitz, che uniscono, in un tutt’uno che è la sua cifra stilistica, il rigore di un reportage giornalistico con l’estro della creatività artistica. Una miscela esplosiva quanto comunicativa: ogni scatto della Leibovitz è un racconto, un «flash poetico», come è stato detto.
Il documentario firmato da Barbara Leibovitz Obiettivo Annie Leibovitz mandato in libreria da Feltrinelli (assieme al volumetto Dietro una lente scritto da Luca Scarlini) riesce a dare una buona idea di quella che deve essere la vita frenetica e creativa della Leibovitz; dei suoi set, ma anche della quotidianità della sua casa.
La documentarista intervista sia la fotografa, sia i soggetti delle di lei fotografie, mostrando immagini di repertorio e gli scatti celebri dei celebri immortalati dalla Leibovitz.
Il tentativo è quello di entrare nella bottega creativa dell’artista, per svelarne i segreti creativi; non mancando di ritrarne anche la dimensione privata e affettiva.
Ecco, allora, che il documentario si snoda tra i lavori realizzati per la rivista di musica rock “Rolling Stones” e quelli per la rivista patinata di celebrities “Vanity Fair”; tra gli scatti a Sarajevo durante la guerra e quelli che ritraggono Susan Sontang (compagna di vita della Leibovitz) durante la fase terminale della di lei malattia. Il tutto con un ritmo narrativo sostenuto, ma che riesce a non essere mai superficiale.
Un documentario ben fatto che merita di essere visto da coloro, e sono tanti (e chi scrive è uno di loro), che amano le fotografie di Annie Leibovitz.

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