Il coraggio di esserci

Green Book di Peter Farrelly con Viggo Mortensen e Mahershala Ali è un gran bel film che parla di razzismo, stereotipi, diritti civili e amicizia.
La pellicola racconta i due mesi di tournée nel profondo Sud degli Stati Uniti degli anni Sessanta del pianista e compositore Don Shirley che, temendo di subire ritorsioni da parte dei razzisti del luogo (essendo lui un uomo di colore), ingaggiò come autista (facente funzione di guardaspalle) l’italo-americano Frank Vallelonga (padre di uno degli sceneggiatori del film).
Durante il viaggio tra uno Stato e l’altro del profondo Sud degli U.S.A. i due uomini - benissimo interpretati da Mortensen (nel ruolo dell’italo-americano) e Ali (in quello del pianista) - imparano a conoscersi e tra loro nasce un’amicizia sincera in grado di durare negli anni.
Raccontando la loro storia, il film, tra le altre cose, mostra allo spettatore in modo plastico la differenza che passa tra lo stereotipo e il razzismo. Il primo è un’opinione frutto di pregiudizio che,…

Il diario di viaggio di Rodolfo Valentino

Dal 23 luglio al 21 ottobre 1923 Rodolfo Valentino e la seconda moglie Natacha Rambova viaggiarono in Europa, spostandosi tra Gran Bretagna, Francia e Italia. In tale occasione, su invito della rivista inglese “Picture & Picturegoer”, il divo del cinema italo-americano scrisse un diario di viaggio destinato alla pubblicazione a puntate con il titolo di My Private Diary. Nel 2004 la casa editrice Lindau ha pubblicato il volume con il titolo di Il mio diario privato e l’accorta curatela di Paolo Orlandelli.
Si tratta di un volume di piacevole e interessante lettura che rende assai bene cosa significasse nel primo dopoguerra un viaggio in Europa partendo dagli Stati Uniti.
Innanzitutto una traversata in transatlantico; l’arrivo in Inghilterra e il soggiorno a Londra; il passaggio in Francia e il soggiorno in una Parigi devastata dalla Prima Guerra mondiale; un viaggio attraverso un’Italia arretrata (rispetto agli Stati Uniti e alla Francia e alla Gran Bretagna) in bilico tra un Fascismo con il mito della modernità e la realtà contadina ferma a un sistema di vita antico di secoli. E, infine, il viaggio di ritorno...
Ma, per un divo internazionale del calibro di Rodolfo Valentino, significava anche incontrare una serie di personaggi dell’alta società e del mondo del cinema che gli chiedevano di aggiornarli sulle moderne modalità produttive degli studios americani; oltre che rivedere i luoghi della propria infanzia e giovinezza.
Dunque il diario redatto da Valentino non esaurisce il suo interesse solo nella documentazione del viaggio, ma ne riveste uno maggiore nella ricostruzione del carattere e della vita (anche artistica) del grande divo del cinema.
Valentino, infatti, pur mantenendo una sorvegliata reticenza sulla sua reale vita sessuale (che era orientata verso i rapporti omosessuali non interrotti dai matrimoni di facciata), racconta con inaspettata sincerità (trattandosi di un divo) i suoi sentimenti, le ansie legate a una situazione lavorativa non del tutto risolta e le sensazioni e i ricordi che i luoghi visitati gli fanno tornare alla memoria.
Ecco, allora, costruirsi l’immagine di un uomo sinceramente attento alla bellezza, all’arte e alla cultura. Un uomo vivacemente interessato alla conoscenza e sempre pronto ad ampliare i propri orizzonti, arrivando a dimostrare vivo interesse sia per la psicoanalisi che Freud andava in quegli anni divulgando, sia per lo spiritismo e l’occultismo di cui si dichiara convinto credente.
E dove Valentino tace e sorvola interviene con note dettagliate il curatore, facendo in modo che la ricostruzione della vita del divo sia la più precisa possibile.
Un diario, in definitiva, che vale ancora la pena di essere letto.

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