Il coraggio di esserci

Green Book di Peter Farrelly con Viggo Mortensen e Mahershala Ali è un gran bel film che parla di razzismo, stereotipi, diritti civili e amicizia.
La pellicola racconta i due mesi di tournée nel profondo Sud degli Stati Uniti degli anni Sessanta del pianista e compositore Don Shirley che, temendo di subire ritorsioni da parte dei razzisti del luogo (essendo lui un uomo di colore), ingaggiò come autista (facente funzione di guardaspalle) l’italo-americano Frank Vallelonga (padre di uno degli sceneggiatori del film).
Durante il viaggio tra uno Stato e l’altro del profondo Sud degli U.S.A. i due uomini - benissimo interpretati da Mortensen (nel ruolo dell’italo-americano) e Ali (in quello del pianista) - imparano a conoscersi e tra loro nasce un’amicizia sincera in grado di durare negli anni.
Raccontando la loro storia, il film, tra le altre cose, mostra allo spettatore in modo plastico la differenza che passa tra lo stereotipo e il razzismo. Il primo è un’opinione frutto di pregiudizio che,…

Un linguaggio crudo ma necessario

Edito da Meridiano zero nel 2007 Nazi Paradise di Angelo Petrella è un romanzo breve che si legge tutto d'un fiato. Merito dell'autore e del suo talento narrativo che fa sì che il lettore possa accettare sia il linguaggio crudo e gergale, sia la violenza feroce di certe scene e lasciarsi coinvolgere dalla trama da spy story del tutto particolare. Infatti, le spie della storia non sono i classici agenti segreti, ma hacker costretti all'azione perché ricattati da poliziotti corrotti e violenti.
Un gioco sporco che mette tutti contro tutti e in cui nessun colpo è proibito.
Un gioco sporco agito negli ambienti neonazisti, in quello degli sbirri doppiogiochisti, degli hacker, delle porno chat, degli antagonisti di sinistra, ma anche in quello altoborghese. 
Ambienti apparentemente distanti, ma accomunati dalla mancanza di scrupoli e moralità di chi ne fa parte, pronto, all'occorrenza, a passare dall'uno all'altro con disinvoltura. 
Ambienti che parlano il linguaggio comune della violenza, del ricatto e dell’omofobia: il nemico lo si insulta dandogli del “frocio” e il fatto peggiore che può capitare a un ragazzo non è di essere massacrato di botte o venire ucciso, ma essere sodomizzato.
Ambienti che l’Autore rende bene con l’uso di un linguaggio crudo ed esplicito che fa della bestemmia e della parolaccia un intercalare. Un linguaggio narrativamente necessario che trascina il lettore di pagina in pagina, di dialogo in dialogo, fino al raggelante finale.

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