La vita peccaminosa di Caravaggio

Tutti i miei peccati sono mortali di Giuliano Capecelatro edito nel 2010 da il Saggiatore è un saggio su Caravaggio che ha molto del romanzo. In esso, infatti, l’Autore narra la vita e le opere di Caravaggio facendo diventare il pittore un vero e proprio personaggio: ne narra non solo le azioni, ma anche i pensieri, i sentimenti, le paure, gli stati d’animo e le intenzioni.
Per calarsi nella mente del grande Maestro il saggista parte dai rari dati documentali (verbali di tribunale; diari di committenti e mercanti d’arte; note biografiche redatte da pittori contemporanei) e dai capolavori dipinti e traccia un convincente profilo psicologico. Ne esce la figura di un uomo tormentato; dal carattere difficile; incline alla rissa (e non si dimentichi che arrivò a uccidere un uomo); amante del bicchiere e attratto sessualmente sia dalle ragazze, sia dai ragazzini (tra cui Mario Minniti e Cecco del Caravaggio).
Una narrazione, quella di Capecelatro, vivace e felice specie nelle descrizioni d’ambi…

Un linguaggio crudo ma necessario

Edito da Meridiano zero nel 2007 Nazi Paradise di Angelo Petrella è un romanzo breve che si legge tutto d'un fiato. Merito dell'autore e del suo talento narrativo che fa sì che il lettore possa accettare sia il linguaggio crudo e gergale, sia la violenza feroce di certe scene e lasciarsi coinvolgere dalla trama da spy story del tutto particolare. Infatti, le spie della storia non sono i classici agenti segreti, ma hacker costretti all'azione perché ricattati da poliziotti corrotti e violenti.
Un gioco sporco che mette tutti contro tutti e in cui nessun colpo è proibito.
Un gioco sporco agito negli ambienti neonazisti, in quello degli sbirri doppiogiochisti, degli hacker, delle porno chat, degli antagonisti di sinistra, ma anche in quello altoborghese. 
Ambienti apparentemente distanti, ma accomunati dalla mancanza di scrupoli e moralità di chi ne fa parte, pronto, all'occorrenza, a passare dall'uno all'altro con disinvoltura. 
Ambienti che parlano il linguaggio comune della violenza, del ricatto e dell’omofobia: il nemico lo si insulta dandogli del “frocio” e il fatto peggiore che può capitare a un ragazzo non è di essere massacrato di botte o venire ucciso, ma essere sodomizzato.
Ambienti che l’Autore rende bene con l’uso di un linguaggio crudo ed esplicito che fa della bestemmia e della parolaccia un intercalare. Un linguaggio narrativamente necessario che trascina il lettore di pagina in pagina, di dialogo in dialogo, fino al raggelante finale.

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