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Le ore di Storia


The History boys di Alan Bennett per la regia di Ferdinando Bruni ed Elio De Capitani è davvero un bello spettacolo. Il merito va sia al testo, sia ai registi e sia, forse soprattutto, ai giovani interpreti.


Bennett mette in scena certe storture del sistema scolastico inglese che, ad esempio, durante i test di ammissione a Cambridge e Oxford fanno sì che del candidato venga valutata l'originalità  della tesi sostenuta e la "brillantezza" delle sue argomentazioni, piuttosto che la sua reale preparazione o il suo amore sincero per la materia.

A causa di questo parametro valutativo, in una scuola che da tempo non riesce ad avere propri diplomati ammessi a Cambridge e Oxford (con conseguente diminuizione del prestigio della scuola medesima), viene chiamato un giovane docente che ha il compito di rendere più "brillanti" gli studenti. Per far ciò, il professore li stimola incessantemente a ricercare sempre un diverso punto di vista sulla Storia passata e recente, fino al paradosso di sostenere che la Verità non è né importante, né necessaria per rispondere brillantemente ai test di ammissione.

I metodi educativi del giovane docente si scontrano con quelli della precedente insegnante di Storia, ma soprattutto con quelli del docente di Letteratura, un uomo intimamente rivoluzionario che induce gli allievi a vivere in prima persona il fatto culturale, piuttosto che impararlo guardandolo come qualcosa che non li riguarda. Ecco, allora, che tale docente spinge i suoi allievi a "incarnare" alcune scene di film e alcune poesie, con la speranza che, al di là di quanto vogliono i programmi scolastici e i test di ammissione alle università, i suoi allievi possano comprendere come la Cultura debba passare dal corpo prima che dalla mente se si vuole che essa possa diventare un fatto intimamente personale in chi la studia.

La vita della classe di Storia viene movimentata da una serie di fatti sia importanti, sia insignificanti che, però, in qualche modo, preludono tutti alla tragedia che porterà alla morte l'insegnante di Letteratura e alla disabilità motoria il giovane docente di Storia...

Si diceva che lo spettacolo è assai ben riuscito soprattutto per la bravura dei giovani interpreti. Essi, infatti, rivelano di essere un gruppo di attori affiatato e davvero preparato, tanto che, ad esempio, in scena, spesso, essi cantano in inglese, oltre a recitare a lungo anche in francese (riuscendo a farsi comprendere anche da chi non ha mai studiato tali lingue).

A tutti loro va riconosciuto il merito di avere dato vita a uno spettacolo serrato, senza cali nei ritmi o di attenzione. Tra loro piace mettere in risalto le prove di Angelo Di Genio (il bello e sessualmente vivace Dakin, di cui si innamorano compagni e docenti); Vincenzo Zampa (Posner, sensibile e innamorato di Dakin) e Giuseppe Amato (il fervente Scripps).

Meno convincenti le prove di Elio De Capitani che, nel primo Atto, ha caricato un po' troppo il suo Hector (il docente di Letteratura), facendone un po' una macchietta e Marco Cacciola (il giovane insegnante) che, al contrario, è apparso sempre un po' troppo trattenuto.

Spettacolo da non mancare che ha convinto anche il pubblico di giovani presenti ieri al Teatro Donizetti di Bergamo.

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