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Visualizzazione dei post da Aprile, 2012

Il pene di Gesù

In genere, quando si pensa alla raffigurazione di Gesù nelle opere d'arte vengono in mente scene di crocifissione con il pube del Cristo coperto da un manto. Eppure, con ogni probabilità, sulla croce Gesù fu issato completamente nudo... Generalmente, anche il pube dell'infante Gesù è coperto da un cencio e, quando è scoperto, è quasi sempre privo dei segni della circoncisione.
Ci sono, però, immagini che ritraggono il pene di Gesù, sia del bambino, sia dell'adulto. Ad esempio, pare che, in pieno Rinascimento, la rappresentazione del pene di Gesù avesse come scopo quello di ri-affermare l'umanità del Cristo contro coloro che sostenevano (o avevano sostenuto) la non "carnalità" del Messia. In altre parole, il pene come segno di umanità...  In tal senso, ad esempio, la Vergine che mostra il sesso del suo piccolo, indicherebbe sia il fatto che Gesù era un uomo (di carne oltre che di Spirito), sia il fatto che fosse nato senza peccato (il nascondere le pudenda, infatt…

Un linguaggio crudo ma necessario

Edito da Meridiano zero nel 2007 Nazi Paradise di Angelo Petrella è un romanzo breve che si legge tutto d'un fiato. Merito dell'autore e del suo talento narrativo che fa sì che il lettore possa accettare sia il linguaggio crudo e gergale, sia la violenza feroce di certe scene e lasciarsi coinvolgere dalla trama da spy story del tutto particolare. Infatti, le spie della storia non sono i classici agenti segreti, ma hacker costretti all'azione perché ricattati da poliziotti corrotti e violenti. Un gioco sporco che mette tutti contro tutti e in cui nessun colpo è proibito. Un gioco sporco agito negli ambienti neonazisti, in quello degli sbirri doppiogiochisti, degli hacker, delle porno chat, degli antagonisti di sinistra, ma anche in quello altoborghese.  Ambienti apparentemente distanti, ma accomunati dalla mancanza di scrupoli e moralità di chi ne fa parte, pronto, all'occorrenza, a passare dall'uno all'altro con disinvoltura.  Ambienti che parlano il linguaggio com…

Le ore di Storia

The History boys di Alan Bennett per la regia di Ferdinando Bruni ed Elio De Capitani è davvero un bello spettacolo. Il merito va sia al testo, sia ai registi e sia, forse soprattutto, ai giovani interpreti.


Bennett mette in scena certe storture del sistema scolastico inglese che, ad esempio, durante i test di ammissione a Cambridge e Oxford fanno sì che del candidato venga valutata l'originalità  della tesi sostenuta e la "brillantezza" delle sue argomentazioni, piuttosto che la sua reale preparazione o il suo amore sincero per la materia.
A causa di questo parametro valutativo, in una scuola che da tempo non riesce ad avere propri diplomati ammessi a Cambridge e Oxford (con conseguente diminuizione del prestigio della scuola medesima), viene chiamato un giovane docente che ha il compito di rendere più "brillanti" gli studenti. Per far ciò, il professore li stimola incessantemente a ricercare sempre un diverso punto di vista sulla Storia passata e recente, fino …