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Un malato meritatamente applaudito


Il malato immaginario di Molière con Paolo Bonacelli firmato da Marco Bernardi è spettacolo assai godibile, grazie ai buoni ritmi comici sostenuti da tutti gli attori.
In primis dal protagonista: assiso su una poltrona/trono, Bonacelli è un malato un po’ burbero, ma soprattutto gran minchione che si fa raggirare da una moglie venale che non lo ama e da una serva che agisce a fin di bene, mossa da un profondo affetto nei confronti dalla di lui figlia maggiore. Un malato che va avanti a colpi di purganti e clisteri e che fatica a riconoscere il fatto di non essere per nulla malato, ma di godere, invece, di una salute tanto buona da resistere a tutti gli intrugli che i medici preparano per lui. Bonacelli, pur variando spesso tono, non eccede mai (scadendo nella farsa), ma si mantiene sempre su un registro comico da grande attore.
Accanto a Bonacelli, sicuramente va menzionata Patrizia Milani, una serva che non esagera il suo ruolo comico e che “eccede” solo quando recita la parte del medico. Eccelle come spalla comica di Bonacelli.
A pari loro vanno sicuramente ricordati Fabrizio Martorelli che, nel ruolo di Tommaso Diarroicus, è stato un  babbeo di irresistibile comicità; Roberto Tesconi, un dottor Purgon più uccello del maleaugurio che medico e Massimo Nicolini un Cleante che dà il meglio di sé in comicità quando tenta di intonare un canto.
Bravi, come detto, tutti gli altri.
Non convince la regia: davvero si fatica a comprendere il lato onirico/carnevalesco di certi inserti voluti dal regista.
Assai belli, invece, i costumi di Roberto Banci.
Lunghi, meritati e calorosi applausi al calar del sipario.

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