La vita peccaminosa di Caravaggio

Tutti i miei peccati sono mortali di Giuliano Capecelatro edito nel 2010 da il Saggiatore è un saggio su Caravaggio che ha molto del romanzo. In esso, infatti, l’Autore narra la vita e le opere di Caravaggio facendo diventare il pittore un vero e proprio personaggio: ne narra non solo le azioni, ma anche i pensieri, i sentimenti, le paure, gli stati d’animo e le intenzioni.
Per calarsi nella mente del grande Maestro il saggista parte dai rari dati documentali (verbali di tribunale; diari di committenti e mercanti d’arte; note biografiche redatte da pittori contemporanei) e dai capolavori dipinti e traccia un convincente profilo psicologico. Ne esce la figura di un uomo tormentato; dal carattere difficile; incline alla rissa (e non si dimentichi che arrivò a uccidere un uomo); amante del bicchiere e attratto sessualmente sia dalle ragazze, sia dai ragazzini (tra cui Mario Minniti e Cecco del Caravaggio).
Una narrazione, quella di Capecelatro, vivace e felice specie nelle descrizioni d’ambi…

Nostra Signora del Risorgimento


Ieri sera, al Teatro Sociale di Bergamo, Anna Bonaiuto ha dato voce alla principessa Cristina Trivulzio Belgioioso, portando in scena La Belle Joyeuse monologo di Gianfranco Fiore (anche regista dello spettacolo).
Si tratta di un testo che ripercorre l’intensa vita della principessa che, nel fiore degli anni, ancorché minata dalla sifilide (passatale dall’amato marito Emilio di Belgiojoso, assiduo frequentatore di bordelli), si dedicò con passione e ardore alla nascita del nostro Paese.
Fu, infatti, agitatrice, finanziatrice, spia, capopopolo, polemista, teorica e “principessa dei diseredati”. Ella, accanto all’unità d’Italia, sostenne, infatti, anche il progresso del popolo che, prima che unito sotto un’unica bandiera, andava sfamato di cibo e cultura (al contrario di quanto pensavano molti dei nostri eroi risorgimentali, monarchici e aristocratici).
Fu donna di salotto, ma anche cospiratrice. Fu, allo stesso modo, attenta alle esigenze dei talenti artistici e a quella dei giovani carbonari. Fu - come ben detto dal titolo di una biografia che le è stata dedicata - la Nostra Signora del Risorgimento (più Repubblicana che Monarchica, proprio in quanto sempre vicina agli umili).
La Bonaiuto (che già era stata Cristina di Belgiojoso in Noi credevamo di Mario Martone) incarna la principessa con gusto: le dona pose da gran dama e piglio da condottiera. Alterna momenti di lirico ricordo a quelli di animosa spinta alla lotta. Cambia toni di voce e posture e rende viva una figura di donna, in qualche modo proto-femminista, che meriterebbe uno spazio maggiore nei libri di storia.
Al calar della tela, l’interprete è stata salutata dal pubblico bergamasco con applausi convinti e calorosi. Meritati.

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