Il coraggio di esserci

Green Book di Peter Farrelly con Viggo Mortensen e Mahershala Ali è un gran bel film che parla di razzismo, stereotipi, diritti civili e amicizia.
La pellicola racconta i due mesi di tournée nel profondo Sud degli Stati Uniti degli anni Sessanta del pianista e compositore Don Shirley che, temendo di subire ritorsioni da parte dei razzisti del luogo (essendo lui un uomo di colore), ingaggiò come autista (facente funzione di guardaspalle) l’italo-americano Frank Vallelonga (padre di uno degli sceneggiatori del film).
Durante il viaggio tra uno Stato e l’altro del profondo Sud degli U.S.A. i due uomini - benissimo interpretati da Mortensen (nel ruolo dell’italo-americano) e Ali (in quello del pianista) - imparano a conoscersi e tra loro nasce un’amicizia sincera in grado di durare negli anni.
Raccontando la loro storia, il film, tra le altre cose, mostra allo spettatore in modo plastico la differenza che passa tra lo stereotipo e il razzismo. Il primo è un’opinione frutto di pregiudizio che,…

Nostra Signora del Risorgimento


Ieri sera, al Teatro Sociale di Bergamo, Anna Bonaiuto ha dato voce alla principessa Cristina Trivulzio Belgioioso, portando in scena La Belle Joyeuse monologo di Gianfranco Fiore (anche regista dello spettacolo).
Si tratta di un testo che ripercorre l’intensa vita della principessa che, nel fiore degli anni, ancorché minata dalla sifilide (passatale dall’amato marito Emilio di Belgiojoso, assiduo frequentatore di bordelli), si dedicò con passione e ardore alla nascita del nostro Paese.
Fu, infatti, agitatrice, finanziatrice, spia, capopopolo, polemista, teorica e “principessa dei diseredati”. Ella, accanto all’unità d’Italia, sostenne, infatti, anche il progresso del popolo che, prima che unito sotto un’unica bandiera, andava sfamato di cibo e cultura (al contrario di quanto pensavano molti dei nostri eroi risorgimentali, monarchici e aristocratici).
Fu donna di salotto, ma anche cospiratrice. Fu, allo stesso modo, attenta alle esigenze dei talenti artistici e a quella dei giovani carbonari. Fu - come ben detto dal titolo di una biografia che le è stata dedicata - la Nostra Signora del Risorgimento (più Repubblicana che Monarchica, proprio in quanto sempre vicina agli umili).
La Bonaiuto (che già era stata Cristina di Belgiojoso in Noi credevamo di Mario Martone) incarna la principessa con gusto: le dona pose da gran dama e piglio da condottiera. Alterna momenti di lirico ricordo a quelli di animosa spinta alla lotta. Cambia toni di voce e posture e rende viva una figura di donna, in qualche modo proto-femminista, che meriterebbe uno spazio maggiore nei libri di storia.
Al calar della tela, l’interprete è stata salutata dal pubblico bergamasco con applausi convinti e calorosi. Meritati.

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