La vita peccaminosa di Caravaggio

Tutti i miei peccati sono mortali di Giuliano Capecelatro edito nel 2010 da il Saggiatore è un saggio su Caravaggio che ha molto del romanzo. In esso, infatti, l’Autore narra la vita e le opere di Caravaggio facendo diventare il pittore un vero e proprio personaggio: ne narra non solo le azioni, ma anche i pensieri, i sentimenti, le paure, gli stati d’animo e le intenzioni.
Per calarsi nella mente del grande Maestro il saggista parte dai rari dati documentali (verbali di tribunale; diari di committenti e mercanti d’arte; note biografiche redatte da pittori contemporanei) e dai capolavori dipinti e traccia un convincente profilo psicologico. Ne esce la figura di un uomo tormentato; dal carattere difficile; incline alla rissa (e non si dimentichi che arrivò a uccidere un uomo); amante del bicchiere e attratto sessualmente sia dalle ragazze, sia dai ragazzini (tra cui Mario Minniti e Cecco del Caravaggio).
Una narrazione, quella di Capecelatro, vivace e felice specie nelle descrizioni d’ambi…

Giovani marchette. Roma come Tangeri

Nel 1950 Tennessee Williams dava alle stampe La primavera romana della signora Stone. Si tratta di un romanzo breve costruito come una serie di flash back che hanno la funzione di spiegare la scelta finale della protagonista.
In esso l’autore racconta, infatti, come la signora Stone - attrice ritiratasi dalle scene a causa di sopraggiunti limiti di età per chi, come lei, ha basato il proprio successo sulla bellezza - inizi a rispondere ai segnali che le invia il corpo, riconoscendo una certa dignità ai richiami del sesso, fino ad allora inascoltati.
E il sesso, per un’americana degli Anni Cinquanta, si incarna in bei giovanotti italiani, anzi, romani.
La Roma postbellica è descritta dall’Autore come una città millenaria piena di fascino e di tentazioni. A Roma ci sono, infatti, giovani dall’indiscussa bellezza che, spinti dalla fame e dalla miseria, non esitano a prostituirsi con donne e con uomini. E i clienti, invariabilmente, sono americani/e facoltosi/e che, quando dovessero stancarsi di ciò che offre la piazza romana, possono sempre trasferirsi a Tangeri, dove l’offerta di marchette, come nella capitale italiana, non difetta.
A Roma, dunque, la signora Stone, fresca di vedovanza, inizia il suo viaggio nella sensualità e ad accompagnarla, in particolare, c’è Paolo, giovane nobile decaduto di raffinata bellezza che sa cogliere l’attimo, anche se è troppo vanitoso e narciso per comprendere davvero quali siano le esigenze della sua matura cliente. (Paolo, in realtà, pare inconsapevole anche rispetto ai propri desideri omofili: l’Autore, infatti, lo descrive come un ragazzo non del tutto cosciente di essere attratto dal suo giovane barbiere... ).
Ciò che, davvero, serve alla signora Stone è un uomo che sappia farle dimenticare sopratutto il fatto che il tempo sta agendo su di lei con spietata determinazione, annullando inesorabilmente in lei quella bellezza oggetto di meraviglia e stupore nei suoi ammiratori. Un uomo che sappia prenderla con decisione. Un giovane bruto che possa essere una garanzia di fronte alla deriva imposta dal trascorrere del tempo. E tale maschio la signora Stone non può trovare tra i marchettari d’alto bordo, troppo raffinati e galanti, ma solo in un giovane di strepitosa bellezza che batte i marciapiedi, non privo di una certa volgare sfrontatezza.
Un finale che ai lettori degli Anni Cinquanta può aver suggerito l’idea che la signora Stone si sia definitivamente “persa”; ma che oggi può, invece, essere letto come l’inizio di una nuova positiva consapevolezza da parte di una donna che aveva prima sempre negato in sé certi desideri.

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