La vita peccaminosa di Caravaggio

Tutti i miei peccati sono mortali di Giuliano Capecelatro edito nel 2010 da il Saggiatore è un saggio su Caravaggio che ha molto del romanzo. In esso, infatti, l’Autore narra la vita e le opere di Caravaggio facendo diventare il pittore un vero e proprio personaggio: ne narra non solo le azioni, ma anche i pensieri, i sentimenti, le paure, gli stati d’animo e le intenzioni.
Per calarsi nella mente del grande Maestro il saggista parte dai rari dati documentali (verbali di tribunale; diari di committenti e mercanti d’arte; note biografiche redatte da pittori contemporanei) e dai capolavori dipinti e traccia un convincente profilo psicologico. Ne esce la figura di un uomo tormentato; dal carattere difficile; incline alla rissa (e non si dimentichi che arrivò a uccidere un uomo); amante del bicchiere e attratto sessualmente sia dalle ragazze, sia dai ragazzini (tra cui Mario Minniti e Cecco del Caravaggio).
Una narrazione, quella di Capecelatro, vivace e felice specie nelle descrizioni d’ambi…

Wilde come Holmes

Oscar Wilde e i delitti a lume di candela di Gyles Brandreth edito da Sperling & Kupfer nel 2008 è un romanzo giallo assai godibile nel quale il grande Oscar Wilde diventa personaggio e assume i panni dell’investigatore. Egli, infatti, decide di scoprire chi sia l’assassino di un suo bellissimo giovane amico. Ad aiutarlo, il suo caro amico Robert Sherad, colui che, fuori dalla finzione romanzesca, morto Wilde, ne diverrà il primo biografo. 
Brandreth, nel suo romanzo, finge che a narrare il progredire e gli esiti dell’indagine sia proprio Robert Sherard e, ciò facendo, amplifica il parallelo tra la coppia Oscar e Robert e la coppia Holmes e Watson (narratore delle imprese del noto investigatore, oltre che suo assistente); parallelo che, nella finzione letteraria, Wilde tende a sottolineare più di una volta. Infatti, indagando, Wilde si ispira ai metodi investigativi di Holmes, da lui molto ammirato. Un’ammirazione dovuta anche al fatto che egli, nella finzione narrativa del romanzo di Brandreth, è dotato della stessa acutezza e della stessa capacità analitica del personaggio creato da Arthur Conan Doyle.
E, proprio come nella realtà storica, anche nel romanzo Arthur Conan Doyle e Oscar Wilde sono grandi amici e si stimano al punto che Conan Doyle arriva ad affermare che, per creare la figura del fratello maggiore di Sherlock Holmes, si ispirerà proprio a Oscar Wilde e alla sua sagacia investigativa.
Si diceva che il romanzo è assai godibile: lo è sia in quanto giallo (e il lettore attento arriva alla soluzione del caso proprio grazie alle indicazioni fornite da Wilde); sia, forse soprattutto, per le buone ricostruzioni sia dell’ambiente letterario e artistico, sia di quello dei gaudenti omosessuali della capitale dell’Impero Britannico di fine Ottocento.
E, nel ricoscruire tali ambienti, l’Autore ha sicuramente letto con attenzione sia le opere di Wilde, sia quelle di Sherard e sia quelle di Conan Doyle. Autori di cui cita qua e là alcune delle frasi più celebri e, per questo, riconoscibili dai lettori.
Un libro di cui si consiglia la lettura.

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