La vita peccaminosa di Caravaggio

Tutti i miei peccati sono mortali di Giuliano Capecelatro edito nel 2010 da il Saggiatore è un saggio su Caravaggio che ha molto del romanzo. In esso, infatti, l’Autore narra la vita e le opere di Caravaggio facendo diventare il pittore un vero e proprio personaggio: ne narra non solo le azioni, ma anche i pensieri, i sentimenti, le paure, gli stati d’animo e le intenzioni.
Per calarsi nella mente del grande Maestro il saggista parte dai rari dati documentali (verbali di tribunale; diari di committenti e mercanti d’arte; note biografiche redatte da pittori contemporanei) e dai capolavori dipinti e traccia un convincente profilo psicologico. Ne esce la figura di un uomo tormentato; dal carattere difficile; incline alla rissa (e non si dimentichi che arrivò a uccidere un uomo); amante del bicchiere e attratto sessualmente sia dalle ragazze, sia dai ragazzini (tra cui Mario Minniti e Cecco del Caravaggio).
Una narrazione, quella di Capecelatro, vivace e felice specie nelle descrizioni d’ambi…

Sieni è lo spettacolo

Buio e Luce; Silenzio e Musica; Corpo e Spazio possono sembrare, e a volte sono, antitetici, ma su tali antitesi il coreografo e danzatore Virgilio Sieni costruisce Solo Goldberg Improvisation presentato ieri al pubblico bergamasco riunitosi al Teatro Sociale.
Il palcoscenico è immerso nel buio e sono rischiarate dalla luce solo la zona in cui è posizionato il pianoforte di Riccardo Cecchetti e quella in cui agisce il danzatore. Sarebbe meglio dire, però, che Sieni con la luce ci gioca: ne fa una partner del suo danzare, del suo improvvisare. La usa per illuminare appieno i suoi gesti esatti o solo parte del suo corpo.
Il silenzio è alla base dell’agire di Sieni, un danzatore che, quando si muove, sembra non fare rumore, quasi non toccasse il palcoscenico. Unico suono nettamente percepibile dallo spettatore è quello prodotto dal suo respiro, a volte affannoso. Nel silenzio Sieni inizia la sua coreografia che si sviluppa, poi, nella musica.
Il corpo di Sieni è al centro dell’attenzione del pubblico. Un corpo che fa suo tutto lo spazio a disposizione: non solo il palcoscenico, ma anche il sipario, il proscenio e le colonne che, al Teatro Sociale, delimitano il proscenio.
Un corpo si vorrebbe dire disarticolato. Massimamente sciolto. I cui movimenti sono continui. A volte fluidi, più spesso a scatti. Un corpo che dà l’impressione di potersi produrre in qualsiasi movimento. Un corpo che Sieni sollecita e piega alla sua volontà.
Lo spettacolo, nel complesso, non ha una storia: è Sieni lo spettacolo. È il suo esserci e piegarsi, stortarsi, contrarsi, scuotersi, piroettare... E quando nello spettacolo la figura elegante di Sieni subisce l’interferenza di altri corpi (nello specifico quelli di tre spettatori chiamati sul palco), l’attenzione dello spettatore si fa meno attenta e lo spettacolo perde, in qualche modo, la sua magia.
Lunghi e convinti applausi al calar della tela.

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