La vita peccaminosa di Caravaggio

Tutti i miei peccati sono mortali di Giuliano Capecelatro edito nel 2010 da il Saggiatore è un saggio su Caravaggio che ha molto del romanzo. In esso, infatti, l’Autore narra la vita e le opere di Caravaggio facendo diventare il pittore un vero e proprio personaggio: ne narra non solo le azioni, ma anche i pensieri, i sentimenti, le paure, gli stati d’animo e le intenzioni.
Per calarsi nella mente del grande Maestro il saggista parte dai rari dati documentali (verbali di tribunale; diari di committenti e mercanti d’arte; note biografiche redatte da pittori contemporanei) e dai capolavori dipinti e traccia un convincente profilo psicologico. Ne esce la figura di un uomo tormentato; dal carattere difficile; incline alla rissa (e non si dimentichi che arrivò a uccidere un uomo); amante del bicchiere e attratto sessualmente sia dalle ragazze, sia dai ragazzini (tra cui Mario Minniti e Cecco del Caravaggio).
Una narrazione, quella di Capecelatro, vivace e felice specie nelle descrizioni d’ambi…

La relazione atipica tra Holmes e Watson


Sherlock Holmes. Gioco di ombre firmato da Guy Ritchie con Robert Downey Jr. (nel panni di Holmes) e Jude Law (in quelli di Watson) dà seguito alla prima avventura portata sullo schermo dal regista e dai due attori. Il pericolo di cadere nella stanca ripetizione era in agguato, ma il nuovo film è, non solo sicuramente degno del primo, ma, forse, addirittura superiore. 
Il fatto è che, ormai, gli spettatori conoscono la rilettura dei personaggi voluta dal regista e questi ha potuto farne un approfondimento, non mancando di aggiungere un personaggio in più che ha dato un tocco di novità e piacevole sorpresa alla trama: “l’altro Holmes”, ovvero, il fratello maggiore di Sherlock, impersonato dal grande Stephen Dry, indimenticabile protagonista del film Wilde.
L’avventura in cui sono coinvolti Holmes e Watson è resa sullo schermo in modo assai dinamico: i due ricordano (con richiami visivamente espliciti) i protagonisti di Mission Impossible e di James Bond (specie nella sequenza del castello svizzero). Ciò, però, non impedisce al regista di sviluppare la “relazione atipica” (così come la definisce Holmes nel film) tra i due amici: superato lo shock causato dal matrimonio dell’amico, Holmes riesce a ristabilire un legame forte con Watson. I due, tra l’altro, sembrano dichiarare molto platealmente il loro legame nella sequenza del ballo nel castello, durante la quale non hanno alcuno scrupolo a danzare assieme (non causando alcun tipo di reazione sdegnata o divertita tra i presenti)... Precedentemente, Watson era, lottando, finito tra le cosce di Holmes travestito da donna... Chiari, espliciti, riferimenti al fatto che il loro legame va oltre la semplice amicizia... Una fisicità, la loro, che è cementata da un sentimento forte che, porta il dottor Watson a una reazione assolutamente non professionale (ma da “vedova”) quando crede che Holmes sia morto.
Notevole, poi, il fatto che Holmes, in questo film, commetta un errore di valutazione macroscopico che gli impedisce di salvare diverse vite umane. Un errore che lo rende, paradossalmente, più umano agli occhi del pubblico.
Un film di cui si consiglia la visione anche per le ottime prove di attori dei due protagonisti, spalleggiati da un cast tutto all’altezza.

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