Il coraggio di esserci

Green Book di Peter Farrelly con Viggo Mortensen e Mahershala Ali è un gran bel film che parla di razzismo, stereotipi, diritti civili e amicizia.
La pellicola racconta i due mesi di tournée nel profondo Sud degli Stati Uniti degli anni Sessanta del pianista e compositore Don Shirley che, temendo di subire ritorsioni da parte dei razzisti del luogo (essendo lui un uomo di colore), ingaggiò come autista (facente funzione di guardaspalle) l’italo-americano Frank Vallelonga (padre di uno degli sceneggiatori del film).
Durante il viaggio tra uno Stato e l’altro del profondo Sud degli U.S.A. i due uomini - benissimo interpretati da Mortensen (nel ruolo dell’italo-americano) e Ali (in quello del pianista) - imparano a conoscersi e tra loro nasce un’amicizia sincera in grado di durare negli anni.
Raccontando la loro storia, il film, tra le altre cose, mostra allo spettatore in modo plastico la differenza che passa tra lo stereotipo e il razzismo. Il primo è un’opinione frutto di pregiudizio che,…

Cenerentola tra sogno e realtà

Ieri sera al Teatro Donizetti di Bergamo è andata in scena la Cenerentola che il coreografo e regista Giorgio Madia ha tratta dalla favola di Charles Parrault. Le musiche erano di Gioacchino Rossini e, oltre a quelle tratte dall’omonima opera del compositore, si sono sentiti brani esprapolati dalle sue più celebri opere: ossia dal Guglielmo Tell, dalla Gazza ladra, dal Barbiere di Siviglia, dall’Otello, dall’Italiana in Algeri e da altre. La revisione musicale era del Maestro Giuseppe Acquaviva che ha saputo creare un discorso musicale assai compatto e convincente.

Lo spettacolo ha unito in un tutt’uno la danza e il teatro: i protagonisti si muovevano su passi di danza moderna, ma non tralasciavano la recitazione (affidata alla mimica e alla gestualità). In altre parole, la Cenerentola, oltre e, forse più, che danzata è stata rappresentata.
All’aprirsi del sipario il pubblico ha assistito a uno spettacolo di ombre con il quale si è raccontato l’antefatto: il padre di Cenerentola si unisce con una nuova moglie, già madre di due ragazzine e, poi, muore.
Concluso l’antefatto la scena mostra l’interno della casa della matrigna e la vita ancillare in cui è costretta la protagonista. Cenerentola, però, non sembra rassegnarsi alla angherie cui la sottopongono matrigna e sorellastre, ma sogna una vita diversa in cui poter ballare liberamente accanto a un uomo. Il sogno, presto, diventerà realtà, grazie all’intervento di una fata (da sogno) e Cenerentola potrà, in tal modo, incontrare e unirsi al suo Principe...

La storia è dal regista ambientata negli Anni Cinquanta del Novecento: i costumi fiorati e vaporosi (di Cordelia Matthes) e le capigliature non lasciano ombre al dubbio. La matrigna e le sorellestre, interpretate tutte e tre da danzatori, sono persone arricchite e sguaiate. Parvenue. Il Principe è un damerino lezioso e la Fata una sciantosa svagata che si aggira nel mondo in negligé. Tra essi si aggira una Cenerentola buona e onesta.
Il risultato delle scelte registiche e drammaturgiche è assai convincente e lo spettacolo nel complesso è gioioso e più che godibile, anche grazie a simpatiche soluzioni teatrali, come, ad esempio, quella adottata nella scena della carrozza: i cavalli sono dei danzatori, mentre le ruote sono degli... ombrelloni. Il paesaggio è animato da altri danzatori che, di volta in volta, sono alberi o uccelli...
Molto affiatato il cast composto dai giovani e bravi danzatori del Balletto di Milano. Tra essi si ricordano solo i due ruoli principali: Giulia Paris e Martin Zanotti, assai bravi sia nel passo a due, sia nelle parti da solisti.
Molto appluaditi tutti al calar del sipario.

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