La vita peccaminosa di Caravaggio

Tutti i miei peccati sono mortali di Giuliano Capecelatro edito nel 2010 da il Saggiatore è un saggio su Caravaggio che ha molto del romanzo. In esso, infatti, l’Autore narra la vita e le opere di Caravaggio facendo diventare il pittore un vero e proprio personaggio: ne narra non solo le azioni, ma anche i pensieri, i sentimenti, le paure, gli stati d’animo e le intenzioni.
Per calarsi nella mente del grande Maestro il saggista parte dai rari dati documentali (verbali di tribunale; diari di committenti e mercanti d’arte; note biografiche redatte da pittori contemporanei) e dai capolavori dipinti e traccia un convincente profilo psicologico. Ne esce la figura di un uomo tormentato; dal carattere difficile; incline alla rissa (e non si dimentichi che arrivò a uccidere un uomo); amante del bicchiere e attratto sessualmente sia dalle ragazze, sia dai ragazzini (tra cui Mario Minniti e Cecco del Caravaggio).
Una narrazione, quella di Capecelatro, vivace e felice specie nelle descrizioni d’ambi…

Una farfalla da applausi

La storia della Madama Butterfly di Giacomo Puccini su libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa è nota: un farfallone americano in Giappone, desideroso di scaricare il proprio ardore virile tra le braccia di una fanciulla del luogo, sposa una geisha quindicenne soprannominata, per la grazia dei modi, Madama Butterfly. La farfallina in questione, pur sapendo che nel paese da cui proviene il neo-marito si è soliti trafiggere con uno spillone le farlalle, si lascia incantare e “casca nella rete”, innamorandosi del marito e credendo alla favola bella che lui le racconta. La verità, però, è ben diversa: lui torna negli Stati Uniti dove prende una “moglie vera”, con la quale fa ritorno in Giappone dopo tre anni di assenza, ignaro del fatto che, nel frattempo, Madama Butterfly gli ha dato un figlio. Di fronte alle conseguenze della propria leggerezza, il farfallone si dice logorato dai rimorsi, mentre alla farfallina non resta che darsi la morte, per poter assicurare un futuro prospero al figlioletto.

Una storia che ha colpito i cuori di moltissimi spettatori e che non manca mai di richiamare l’attenzione del pubblico. Così è stato anche ieri sera al Bergamo Musica Festival che ha fatto registrare il tutto esaurito al Teatro Donizetti sul cui palcoscenico esordiva l’edizione firmata dal Maestro Hirofumi Yoshida e dal regista Massimo Pezzutti.

Una regia, quella di Pezzutti, di classe e ben calibrata: ha, infatti, saputo fondere bene la bella scena (da lui stessa ideata) con gli altrettanto bei costumi e con le luci di Jean Paul Carradori, il quale ha usato l’illuminazione sia per segnare il trascorrere del tempo, sia per sottolineare gli stati d’animo dei personaggi.

Ma, soprattutto, il regista ha saputo valorizzare le capacità attoriali dei cantanti, offrendo al pubblico un’interpretazione completa: buona recitazione e buon canto.

Il cast è stato ben scelto e ben amalgamato. Sopra tutti ha spiccato il volo la Butterfly di Donata D’Annunzio Lombardi, una Cio-Cio-San che ha convinto ed entusiasmato il pubblico con la sua voce cristallina e potente e che, al calar del sipario, ha ricevuto un vero tributo personale.

Al suo fianco il bravo, potente e prestante Andeka Gorrotxategui, anch’egli calorosamente accolto dal pubblico al termine della rappresentazione.

Vanno poi, almeno ricordati anche Marzio Giossi, nel ruolo di Sharpless, e Annunziata Vestri, in quello di Suzuki.

Come detto, al calar della tela, il pubblico ha salutato tutti gli interpreti in modo caloroso.

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