La vita peccaminosa di Caravaggio

Tutti i miei peccati sono mortali di Giuliano Capecelatro edito nel 2010 da il Saggiatore è un saggio su Caravaggio che ha molto del romanzo. In esso, infatti, l’Autore narra la vita e le opere di Caravaggio facendo diventare il pittore un vero e proprio personaggio: ne narra non solo le azioni, ma anche i pensieri, i sentimenti, le paure, gli stati d’animo e le intenzioni.
Per calarsi nella mente del grande Maestro il saggista parte dai rari dati documentali (verbali di tribunale; diari di committenti e mercanti d’arte; note biografiche redatte da pittori contemporanei) e dai capolavori dipinti e traccia un convincente profilo psicologico. Ne esce la figura di un uomo tormentato; dal carattere difficile; incline alla rissa (e non si dimentichi che arrivò a uccidere un uomo); amante del bicchiere e attratto sessualmente sia dalle ragazze, sia dai ragazzini (tra cui Mario Minniti e Cecco del Caravaggio).
Una narrazione, quella di Capecelatro, vivace e felice specie nelle descrizioni d’ambi…

Luoghi in cui si svolge la vita


L’architetto e docente universitario Carlo Truppi ha scritto un libro non facile, ma che dovrebbe essere letto con attenzione sia da architetti e progettisti, sia da quei politici e amministratori chiamati a tutelare il nostro territorio.
In difesa del paesaggio. Per una politica della bellezza edito da Electa non è un libro facile perché mette “il dito nella piaga”, indicando nell’omologazione dell’architettura, delle forme abitative e costruttive, la causa dello snaturamento del paesaggio, del progressivo imbruttimento delle nostre città, le quali, assoggettate a uno stile architettonico internazionale, stanno progressivamente perdendo la loro identità.
Le nostre città, infatti, si stanno riempiendo di edifici costruiti senza tenere conto del contesto in cui si inseriscono, in quanto progettati non per integrarsi con quanto pre-esiste, ma con lo scopo di far emergere la personalità e la volontà di chi li firma. In tal modo, si stanno realizzando dei “non luoghi” tutti uguali e privi di una propria personalità, di una identità riconoscibile che li renderebbe autenticamente internazionali perché unici, autentici.
Carlo Truppi sostiene nel suo saggio che l’architetto non dovrebbe progettare i suoi edifici spinto da un falso razionalismo e funzionalismo (ossia dai mantra dello stile internazionale), ma dovrebbe progettare le nuove costruizioni partendo da quanto esiste già, da quanto si è stratificato nel corso dei secoli; in stretto raccordo con chi quei luoghi vive (“Un progetto di architettura, per i riflessi che ha sull’ambiente, dovrebbe essere il naturale esito di una strategia condivisa”) e sapendo cogliere, mantenere ed esaltare la bellezza del paesaggio.

La qual cosa, ben inteso, non significa non sapere innovare, ma significa trovare nel passato le ragioni vere del presente e del futuro (“(...) architettura, archeologia, paesaggio non possono essere ritenute separabili” e, ancora: “Per realizzare qualcosa di pregevolmente nuovo, bisogna radicarlo alle origini”). Avverte infatti il docente:
"Il nuovo per il nuovo" talvolta genera luoghi senza valore e senza carattere, privi di fascino, incapaci di suscitare interesse e richiamo, di innescare coinvolgimento.
E qui sta il fulcro di tutto, nel saper coinvolgere chi vive un luogo, senza mai dimenticare che “Il corpo cerca luoghi in cui avverte un’intimità” e che troppo spesso, invece, in certe città, troppo simili l’una all’altra, capita di sentirsi “fuori luogo”, “spaesati”.
Non va mai dimenticato, sottolinea Truppi, che
l’architettura si fonda sulla costruzione dell’immagine, predispone il piacere dello sguardo; che, insieme alle altre sensazioni che si avvertono, rafforza il processo di identificazione. (...) Dove l’identificazione si realizza, ci fa sentire "a casa", anche in luoghi in cui siamo di passaggio.
E “sentirsi a casa” è sensazione benefica che vorremmo poter percepire più spesso.

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