La vita peccaminosa di Caravaggio

Tutti i miei peccati sono mortali di Giuliano Capecelatro edito nel 2010 da il Saggiatore è un saggio su Caravaggio che ha molto del romanzo. In esso, infatti, l’Autore narra la vita e le opere di Caravaggio facendo diventare il pittore un vero e proprio personaggio: ne narra non solo le azioni, ma anche i pensieri, i sentimenti, le paure, gli stati d’animo e le intenzioni.
Per calarsi nella mente del grande Maestro il saggista parte dai rari dati documentali (verbali di tribunale; diari di committenti e mercanti d’arte; note biografiche redatte da pittori contemporanei) e dai capolavori dipinti e traccia un convincente profilo psicologico. Ne esce la figura di un uomo tormentato; dal carattere difficile; incline alla rissa (e non si dimentichi che arrivò a uccidere un uomo); amante del bicchiere e attratto sessualmente sia dalle ragazze, sia dai ragazzini (tra cui Mario Minniti e Cecco del Caravaggio).
Una narrazione, quella di Capecelatro, vivace e felice specie nelle descrizioni d’ambi…

Da Goldoni ad Harold Lloyd


La Cecchina ossia La buona figliola di Carlo Goldoni e Niccolò Piccinni è “un’opera giocosa” che sente il peso degli anni. Tratto dalla Pamela di Samuel Richardson (romanzo del 1740), l’opera fu musicata da Piccinni su libretto dell’autore veneziano nel 1760.

A teatro, però, il romanzo di Richardson era già stato portato dallo stesso Goldoni dieci anni prima con La Pamela, una delle sedici commedie nuove che nel 1750 il commediografo si era impegnato a fornire al suo impresario Girolamo Medebach.

Dal romanzo al libretto la critica sociale insita nel testo venne via via scemando, tanto che nell’opera dei due italiani, Pamela, umile cameriera, scompare e diventa Cecchina, giardiniera che si scoprirà baronessa. Dunque, il matrimonio finale tra il nobile padrone e l’umile cameriera, nel libretto, diventa un matrimonio tra pari...

Si diceva che l’opera risente del passare degli anni: forse proprio perché lontanta dall’analisi e dalla critica sociale ben presente nelle opere per il teatro di prosa scritte dal Goldoni, La Cecchina, alla fine, risulta essere una storiella basata sull’abusata “trovata” teatrale del “riconoscimento”: il lieto fine è assicuato perché, alla fine, la protagonista viene riconosciuta per essere una fanciulla dell’Alta Società.

A riportare sulle scene del Teatro Donizetti di Bergamo La Cecchina ci ha pensato il regista Francesco Bellotto che ha firmato una realizzazione scenica assai interessante. Infatti, il regista ha ambientato l’opera negli Anni Venti, facendo precisi e continui richiami al cinema muto di quegli anni, in particolare al genere delle “comiche”. Presenti e dichiarate le citazioni dai film di Charlie Chaplin e di Harold Lloyd, tanto che in scena, tra gli interpreti, è sempre presente un clochard (interpretato dall’attore Tiziano Ferrari) impegnato in controscene che sono palesemente tratte dai film dei due attori citati.

Ad ogni modo, al di là delle scene da “comiche”, il palcoscenico di Bellotto è sempre assai movimentato, anche grazie al fatto che i cantanti si son rivelati anche bravi attori. Tra essi vanno segnalati Sandra Pastrana, impegnata nel ruolo en travisti del Cavaliere Armidoro, e Gabriella Costa nel ruolo del titolo.

Nota di colore che piace segnalare: parte dell’azione scenica avviene anche in platea e il Direttore d’orchestra, il Maestro Stefano Montanari, sta al gioco e non si sottrae alla gag.

Al calar del sipario, il pubblico ha accolto gli interpreti in modo generoso.

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