Il coraggio di esserci

Green Book di Peter Farrelly con Viggo Mortensen e Mahershala Ali è un gran bel film che parla di razzismo, stereotipi, diritti civili e amicizia.
La pellicola racconta i due mesi di tournée nel profondo Sud degli Stati Uniti degli anni Sessanta del pianista e compositore Don Shirley che, temendo di subire ritorsioni da parte dei razzisti del luogo (essendo lui un uomo di colore), ingaggiò come autista (facente funzione di guardaspalle) l’italo-americano Frank Vallelonga (padre di uno degli sceneggiatori del film).
Durante il viaggio tra uno Stato e l’altro del profondo Sud degli U.S.A. i due uomini - benissimo interpretati da Mortensen (nel ruolo dell’italo-americano) e Ali (in quello del pianista) - imparano a conoscersi e tra loro nasce un’amicizia sincera in grado di durare negli anni.
Raccontando la loro storia, il film, tra le altre cose, mostra allo spettatore in modo plastico la differenza che passa tra lo stereotipo e il razzismo. Il primo è un’opinione frutto di pregiudizio che,…

Trionfa la Gemma di Donizetti


Non sempre le opere cadute in disuso lo sono ingiustamente, anche se scritte da grandi compositori. Anzi, forse proprio il fatto che sono opere di grandi, dovrebbe mettere in allarme: se il pubblico le ha dimenticate, forse, una ragione valida c’è.

Pare il caso, ad esempio, della Gemma di Vergy di Gaetano Donizetti su libretto di Emanuele Bidera. Si tratta di un’opera scarsamente frequentata negli ultimi anni e la ragione potrebbe stare nel fatto che, francamente, essa è assai lontana dai capolavori donizettiani.

Anche musicalmente pare essere un’opera un po’ incongrua, in quanto a parti testuali dal contenuto assai tragico, a volte vengono associati ritmi da marcetta.

Non sempre, però, riesumare le opere cadute in disuso è un’operazione controproducente o dai risultati negativi. È il caso della Gemma di Vergy proposta ieri sera al Teatro Donizetti dal Maestro Roberto Rizzi Brignoli. Si è trattato, infatti, di un vero trionfo.

Merito, sicuramente, va riconosciuto agli interpreti che, vocalmente, sono stati davvero assai bravi. Un cast ben amalgamato che ha avuto la sua punta di diamante nella limpida (musicalmente parlando) Maria Agresta, impegnata nel ruolo di Gemma. Grande successo personale hanno ottenuto anche Gregory Kunde (Tamas) e Leonardo Galeazzi (Guido). Ma tutti i cantanti, si ripete, sono stati vocalmente potenti e dalla dizione chiara.

Peccato che non possano essere ricordati anche come attori: la recitazione è mancata e, tale assenza, forse è dovuta a un’assenza che si è sentita assai di più: quella della regia. Laurent Gerber come regista, semplicemente, non c’era. Tutto, nei suoi quadri scenici, aveva la fissità della pittura: il coro era immobile; gli attori erano congelati in gestualità fisse e stereotipate, le luci fisse... Scenicamente, uno spettacolo a tratti noioso.

Belle le scene di Angelo Sala.

Al calar del sipario il pubblico si è prodotto in un lungo e insistito applauso rivolto, giustamente, agli interpreti.

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