La vita peccaminosa di Caravaggio

Tutti i miei peccati sono mortali di Giuliano Capecelatro edito nel 2010 da il Saggiatore è un saggio su Caravaggio che ha molto del romanzo. In esso, infatti, l’Autore narra la vita e le opere di Caravaggio facendo diventare il pittore un vero e proprio personaggio: ne narra non solo le azioni, ma anche i pensieri, i sentimenti, le paure, gli stati d’animo e le intenzioni.
Per calarsi nella mente del grande Maestro il saggista parte dai rari dati documentali (verbali di tribunale; diari di committenti e mercanti d’arte; note biografiche redatte da pittori contemporanei) e dai capolavori dipinti e traccia un convincente profilo psicologico. Ne esce la figura di un uomo tormentato; dal carattere difficile; incline alla rissa (e non si dimentichi che arrivò a uccidere un uomo); amante del bicchiere e attratto sessualmente sia dalle ragazze, sia dai ragazzini (tra cui Mario Minniti e Cecco del Caravaggio).
Una narrazione, quella di Capecelatro, vivace e felice specie nelle descrizioni d’ambi…

Trionfa la Gemma di Donizetti


Non sempre le opere cadute in disuso lo sono ingiustamente, anche se scritte da grandi compositori. Anzi, forse proprio il fatto che sono opere di grandi, dovrebbe mettere in allarme: se il pubblico le ha dimenticate, forse, una ragione valida c’è.

Pare il caso, ad esempio, della Gemma di Vergy di Gaetano Donizetti su libretto di Emanuele Bidera. Si tratta di un’opera scarsamente frequentata negli ultimi anni e la ragione potrebbe stare nel fatto che, francamente, essa è assai lontana dai capolavori donizettiani.

Anche musicalmente pare essere un’opera un po’ incongrua, in quanto a parti testuali dal contenuto assai tragico, a volte vengono associati ritmi da marcetta.

Non sempre, però, riesumare le opere cadute in disuso è un’operazione controproducente o dai risultati negativi. È il caso della Gemma di Vergy proposta ieri sera al Teatro Donizetti dal Maestro Roberto Rizzi Brignoli. Si è trattato, infatti, di un vero trionfo.

Merito, sicuramente, va riconosciuto agli interpreti che, vocalmente, sono stati davvero assai bravi. Un cast ben amalgamato che ha avuto la sua punta di diamante nella limpida (musicalmente parlando) Maria Agresta, impegnata nel ruolo di Gemma. Grande successo personale hanno ottenuto anche Gregory Kunde (Tamas) e Leonardo Galeazzi (Guido). Ma tutti i cantanti, si ripete, sono stati vocalmente potenti e dalla dizione chiara.

Peccato che non possano essere ricordati anche come attori: la recitazione è mancata e, tale assenza, forse è dovuta a un’assenza che si è sentita assai di più: quella della regia. Laurent Gerber come regista, semplicemente, non c’era. Tutto, nei suoi quadri scenici, aveva la fissità della pittura: il coro era immobile; gli attori erano congelati in gestualità fisse e stereotipate, le luci fisse... Scenicamente, uno spettacolo a tratti noioso.

Belle le scene di Angelo Sala.

Al calar del sipario il pubblico si è prodotto in un lungo e insistito applauso rivolto, giustamente, agli interpreti.

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