La vita peccaminosa di Caravaggio

Tutti i miei peccati sono mortali di Giuliano Capecelatro edito nel 2010 da il Saggiatore è un saggio su Caravaggio che ha molto del romanzo. In esso, infatti, l’Autore narra la vita e le opere di Caravaggio facendo diventare il pittore un vero e proprio personaggio: ne narra non solo le azioni, ma anche i pensieri, i sentimenti, le paure, gli stati d’animo e le intenzioni.
Per calarsi nella mente del grande Maestro il saggista parte dai rari dati documentali (verbali di tribunale; diari di committenti e mercanti d’arte; note biografiche redatte da pittori contemporanei) e dai capolavori dipinti e traccia un convincente profilo psicologico. Ne esce la figura di un uomo tormentato; dal carattere difficile; incline alla rissa (e non si dimentichi che arrivò a uccidere un uomo); amante del bicchiere e attratto sessualmente sia dalle ragazze, sia dai ragazzini (tra cui Mario Minniti e Cecco del Caravaggio).
Una narrazione, quella di Capecelatro, vivace e felice specie nelle descrizioni d’ambi…

Il mal di vedova si cura a letto

Ieri sera, nel giorno della Festa della donna, è andato in scena al Teatro Donizetti di Bergamo lo spettacolo Dona Flor e i suoi due mariti tratto dal fortunato romanzo di Jorge Amado.  Si tratta, sostanzialmente, di uno spettacolo di donne in cui gli uomini, per una ragione o per l’altra, non giocano una partita fondamentale, ma restano un po’ sullo sfondo.
La drammaturgia e la regia erano firmate da Emanuela Giordano che ha composto uno spettacolo dai ritmi serrati, gradevole, comico senza essere sguaiato.
La storia è presto detta: Dona Flor resta vedova del primo marito (un uomo dedito a piaceri sregolati) e, dopo un anno, si risposta con un altro uomo (tutto ordine e regolarità). La donna riesce a raggiungere la felicità solo quando nel nuovo talamo nuziale si materializza anche il primo marito: in tal modo potrà godere dei due uomini e di ciò che ognuno di loro le dona: la stabilità il secondo marito; la fantasia erotica il primo.
Accanto a Dona Flor, e in suo favore, agiscono le sue amiche-vicine di casa che si adoperano affinché Dona Flor possa tornare alla vita dopo il lutto che l’ha colpita. Il loro agire è mosso dalla convinzione che “il mal di vedova si cura a letto” e, quindi, fanno in modo che la loro amica possa trovare un secondo marito che le tolga la tristezza della vedovanza, una tristezza che passa anche dall’inattività sessuale.
Portare sulle scene un romanzo non è mai semplice, ma Emanuela Giordano è stata convincente, non solo dal punto drammaturgico, ma anche perché, come regista, si è affidata alla bravura degli interpreti. Spiccano le quattro comprimarie: le tre amiche e la madre di Dona Flor che hanno tenuto vivo il filone comico dello spettacolo. I tre protagonisti, invece, per ragione di copione, hanno dovuto alternare momenti comici (quelli più graditi dal pubblico) a momenti più patetici, nei quali la protagonista viveva la sua stretta vedovanza.
Nel ruolo del titolo c’era Caterina Murino. In quello del primo marito Max Malatesta e in quello del secondo marito un trascinante Paolo Calabresi. Con loro vanno ricordate le quattro donne “del coro”: Simonetta Cartia, Claudia Gusmano, Serena Mattace Raso e Laura Rovetti.
Le musiche erano eseguite dal vivo dalla Bubbez Orchestra.
Spettacolo da vedere.

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