La vita peccaminosa di Caravaggio

Tutti i miei peccati sono mortali di Giuliano Capecelatro edito nel 2010 da il Saggiatore è un saggio su Caravaggio che ha molto del romanzo. In esso, infatti, l’Autore narra la vita e le opere di Caravaggio facendo diventare il pittore un vero e proprio personaggio: ne narra non solo le azioni, ma anche i pensieri, i sentimenti, le paure, gli stati d’animo e le intenzioni.
Per calarsi nella mente del grande Maestro il saggista parte dai rari dati documentali (verbali di tribunale; diari di committenti e mercanti d’arte; note biografiche redatte da pittori contemporanei) e dai capolavori dipinti e traccia un convincente profilo psicologico. Ne esce la figura di un uomo tormentato; dal carattere difficile; incline alla rissa (e non si dimentichi che arrivò a uccidere un uomo); amante del bicchiere e attratto sessualmente sia dalle ragazze, sia dai ragazzini (tra cui Mario Minniti e Cecco del Caravaggio).
Una narrazione, quella di Capecelatro, vivace e felice specie nelle descrizioni d’ambi…

Gadda borderline come Amleto

L’ingegner Gadda va alla guerra da un’idea di Fabrizio Gifuni è un testo che alterna vari scritti di Carlo Emilio Gadda con l’Amleto di William Shakespeare. In particolare, dell’autore milanese si tengono presenti come guida e filo conduttore della narrazione i suoi privati Diari di guerra e di prigionia nei quali descrive la logorante vita di trincea e l’avvilente prigionia in mano al nemico.

Il ritratto che, in tal modo, emerge è quello di un giovane Gadda costantemente ai limiti della follia, un borderline che ha seri e preoccupanti momenti di sconforto, alternati con altrettanti lucidi stati di raziocinio, durante i quali analizza nel dettaglio la pessima situazione in cui versano i soldati italiani al fronte.

Durante i momenti di “follia” Gadda sembra assomigliare ad Amleto: come il personaggio di Shakespeare vive sul confine tra pazzia e lucidità (e non si sa con quanta coscienza) e come lui ha una questione irrisolta con la madre. È proprio la parola “mamma” pronunciata dal giovane soldato che induce una sorta di transfer con il personaggio di Shakespeare.

Fabrizio Gifuni ha interpretato Gadda/Amleto utilizzando un tipo di recitazione spiccatamente fisica, motoria. Se all’inizio dello spettacolo tale recitazione può dare l’idea di essere un po’ troppo sopra le righe, nel corso della performance essa si fa apprezzare vieppiù, diventando, alla fine, assolutamente trascinante.

Uno spettacolo, quello impostato dal regista Giuseppe Bertolucci e dall’attore, dunque, che cresce e che, grazie proprio alla recitazione fisica, quasi “violenta”, riesce a “cavare” dal testo sferzanti e sarcastici riferimenti all’attualità italiana con più di un parallelo tra il Duce Benito Mussolini (descritto da Gadda in Eros e Priapo) e il Primo Ministro Silvio Berlusconi (che nello spettacolo non viene mai nominato), entrambi paragonati (mentalmente dal pubblico) a guitti dalle voglie priapesche: governanti che utilizzano la “foja teatrale e non il Logos politico”.

Al termine dello spettacolo si compone un testo, quindi, che da privato (il diario del soldato Gadda) si è fatto pubblico (l’invettiva antifascista dello scrittore Gadda): un percorso teatrale, dunque, che narra, anche, di come un intellettuale arriva a prendere posizione, di come si possa formare una coscienza; di come un ingegnere possa farsi scrittore.

Lunghi, calorosi e meritati applausi per Fabrizio Gifuni.

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