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Qualunquemente è quasi un documentario


È triste dirlo: Qualunquemente per la regia di Giulio Manfredonia e l’interpretazione di Antonio Albanese è quasi un documentario sulla tragica situazione politica italiana.
Sul personaggio di Cetto La Qualunque c’è poco da dire: un criminale che decide di fare politica e diventare sindaco del suo paese, ovviamente non spinto dalla necessità di portare un miglioramento al bene comune e ai suoi concittadini, ma pressato dalla necessità di mantenere vivi i suoi loschi traffici. Quasi il profilo di troppi politici italiani.
La sua campagna elettorale è basata sull’inganno: egli promette l’impossibile e i suoi elettori sembrano proprio gradire. Meglio il fumo ben decorato elargito a piene mani da Cetto che la concretezza e l’assennatezza del suo avversario, un uomo amante delle legalità.
E se Cetto sembra un ritratto di alcuni nostri uomini politici di grido, i suoi concittadini sono il ritratto degli italiani creduloni e qualunquisti pronti a votare il Partito du Pilu con allegria e sconsideratezza.
Bravo, bravissimo Antonio Albanese, sia come attore, sia come “ideologo”, bravo, bravissimo Sergio Rubini nel ruolo dell’esperto di campagne elettorali.
È triste dirlo: si ride, ma si ride amaro.
Da vedere.

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