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Visualizzazione dei post da Gennaio, 2011

Un’altra epoca

È un’altra epoca quella descritta dal Gian Burrasca di Vamba (al secolo Luigi Bertelli, 1858 - 1920): un’epoca in cui le marachelle non erano bullismo e non producevano gli stessi danni. Un’epoca in cui i “mascalzoncelli” finivano in collegio perché si tentava ancora su di loro un’azione educativa e correttiva. Un’epoca in cui gli italiani sembravano ancora persone che potevano ambire a una qualche forma di onorabilità. Un’epoca definitivamente tramontata. A ridare vita scenica al Gian Burrasca di Vampa ci hanno pensato Lina Wermüller, già autrice della celebre versione televisiva del 1964 con Rita Pavone, ed Elio, nel ruolo del piccolo furfantello. In realtà Elio non recita, ma canta. Canta la storia di Giannino Stoppani detto Gian Burrasca usando le musiche di Nino Rota. Canta e a ogni personaggio dona una voce diversa in grado di caratterizzarlo e di renderlo in qualche modo visibile. Canta e il suo canto provoca una strana nostalgia: nostalgia per un mondo che non si è vissuto, che no…

Qualunquemente è quasi un documentario

È triste dirlo: Qualunquemente per la regia di Giulio Manfredonia e l’interpretazione di Antonio Albanese è quasi un documentario sulla tragica situazione politica italiana. Sul personaggio di Cetto La Qualunque c’è poco da dire: un criminale che decide di fare politica e diventare sindaco del suo paese, ovviamente non spinto dalla necessità di portare un miglioramento al bene comune e ai suoi concittadini, ma pressato dalla necessità di mantenere vivi i suoi loschi traffici. Quasi il profilo di troppi politici italiani. La sua campagna elettorale è basata sull’inganno: egli promette l’impossibile e i suoi elettori sembrano proprio gradire. Meglio il fumo ben decorato elargito a piene mani da Cetto che la concretezza e l’assennatezza del suo avversario, un uomo amante delle legalità. E se Cetto sembra un ritratto di alcuni nostri uomini politici di grido, i suoi concittadini sono il ritratto degli italiani creduloni e qualunquisti pronti a votare il Partito du Pilu con allegria e sconsid…

Goldoni recitato dai pupi

La locandiera di Carlo Goldoni per la regia di Elena Bucci è uno spettacolo tutto sommato piacevole che, però, non convince pienamente.
Si vede che sotto c’è un pensiero, ma tale pensiero, forse, è troppo in contrasto con quello goldoniano - che, si ricordi, era motivato dalla volontà di riformare il teatro, andando verso la creazione di personaggi a tutto tondo che fossero in grado di sostituire la tipicità delle maschere - per essere davvero fatto proprio con leggerezza.
Ecco, allora, che, per restare in tema, la locandiera protagonista dell’omonima pièce smette, nel testo dell’Autore veneziano, di essere una “servetta” e diventa una donna. Una donna moderna, in grado di decidere, comandare, architettare. Una donna goldoniana, si vorrebbe scrivere semplicemente. Una donna che si trova a doversi confrontare con tipi inconsueti, alcuni un po’ macchiettistici, ma pur sempre pensati come dei personaggi: ovvero come delle “entità” che hanno un passato pre-scenico, un presente scenico e, …

Gli assassini hanno le spalle coperte

In Ologramma con gatto neroDante G. Munafò finge un’Italia futura. Un’Italia governata in modo violento da coloro che sbandierano come valori e ideali “la famiglia, la chiesa, la patria e l’ordine” e negano, di fatto, la libertà a coloro che non la pensano come loro.
Un’Italia omofoba, quella immaginata da Munafò, che, purtroppo, è assai vicina all’Italia di oggi: l’Autore, infatti, nel costruire letterariamente il futuro dell’Italia non ha fatto altro che estremizzare (portare, ovvero, alle estreme conseguenze) quanto oggi alcuni (troppi) politici nostrani non si vergognano di sostenere.
Ecco, allora, che l’Italia diventa uno stato teocratico e, di fatto, si allontana dalle democrazie europee in quanto nega ai suoi cittadini diritti fondamentali, come la libertà di vivere serenamente la propria sessualità, senza, per questo, essere discriminati.
Nell’Italia futura di Munafò la discriminazione contro gli omosessuali si è fatta legge e così, ad esempio, gli omosessuali non possono insegna…

L’estetica e l’etica gay di Pasolini

Pasolini in salsa piccante di Marco Belpoliti riunisce in volume alcuni scritti nei quali il saggista legge (soprattutto ma non solo) le ultime opere di Pier Paolo Pasolini alla luce della di lui omosessualità.
È opinione del saggista, infatti, che l’omosessualità di Pasolini sia stata dai critici, in qualche modo, rimossa e che la di lui opera sia stata letta (e continui ad essere letta) in modo distorto, proprio perché non si tiene in giusto conto l’estetica e l’etica omosessuale di Pasolini.
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Hello Dolly!

Ieri sera il Teatro Donizetti ha chiuso il 2010 con Hello Dolly! di Michael Stewart e Jerry Herman per la regia di Corrado Abbati.
Uno spettacolo dignitoso che acquista vivacità via via che si entra nella esile trama, fino ad arrivare al finale coinvolti dal clima festoso che si è creato in sala.
Spiccano per bellezza i costumi di Artemio Cabassi. Si fa notare per la bella voce Carlo Monopoli nel ruolo di Cornelio. Piuttosto brutte le scene di Stefano Maccarini.
Spettacolo vivace buono per passare una serata spensierata.