La vita peccaminosa di Caravaggio

Tutti i miei peccati sono mortali di Giuliano Capecelatro edito nel 2010 da il Saggiatore è un saggio su Caravaggio che ha molto del romanzo. In esso, infatti, l’Autore narra la vita e le opere di Caravaggio facendo diventare il pittore un vero e proprio personaggio: ne narra non solo le azioni, ma anche i pensieri, i sentimenti, le paure, gli stati d’animo e le intenzioni.
Per calarsi nella mente del grande Maestro il saggista parte dai rari dati documentali (verbali di tribunale; diari di committenti e mercanti d’arte; note biografiche redatte da pittori contemporanei) e dai capolavori dipinti e traccia un convincente profilo psicologico. Ne esce la figura di un uomo tormentato; dal carattere difficile; incline alla rissa (e non si dimentichi che arrivò a uccidere un uomo); amante del bicchiere e attratto sessualmente sia dalle ragazze, sia dai ragazzini (tra cui Mario Minniti e Cecco del Caravaggio).
Una narrazione, quella di Capecelatro, vivace e felice specie nelle descrizioni d’ambi…

Un libro vecchio

La doppia seduzione di Francesco Orlando edito quest’anno da Einaudi è un libro vecchio.
Vecchio per la scrittura desueta utilizzata. Densa e ornata, è vero, ma proprio per questo vecchia e non più vicina alla lingua del lettore odierno che, perciò, trova faticosa la lettura di molti paragrafi del romanzo.
Vecchio per la costruzione del personaggio di Ferdinando la cui sofferenza è troppo insistita e la bassezza del carattere portata a conseguenze troppo estreme per risultare verosimili.
Vecchio per l’epilogo tragico e dal sapore castigatorio che vuole che il giovane omosessuale Ferdinando decida di suicidarsi per porre fine alle proprie sofferenze e alla propria vergogna.
Un romanzo, quello di Orlando (recentemente scomparso) che ha avuto la sua prima stesura durante gli Anni Cinquanta, durante i quali la vicenda è ambientata, per poi essere riscritto nell’ultimo decennio.
L’ambientazione datata potrebbe far supporre che il tormento di Ferdinando (dovuto allo scoprirsi omosessuale) e la sua castità sofferta (in quanto non ricercata) fossero in qualche misura “normali” per quei tempi che, da molti (eterosessuali e non), sono ricordati come tempi in cui il perbenismo imperava e soffocava gli italiani. Ci si scorda, però, che in quei medesimi anni scrittori come Pier Paolo Pasolini e Sandro Penna vivevano (e raccontavano) le loro esperienze omosessuali con giovani popolani, vissute forse proprio grazie a un clima culturale che favoriva paradossalmente una certa diffusa (seppur tenuta nascosta) bisessualità nel mondo maschile giovanile (che, al contempo, soffriva della mancanza di libertà delle coetanee). Certo, l’ambiente descritto da Orlando non è quello delle periferie popolari di Roma tanto care a Pasolini, ma la bisessualità maschile non era certo esclusivo appannaggio di quegli ambienti...
In altre parole, La doppia seduzione di Orlando, è scritto come se il noto critico letterario (ancora prima del romanziere) non avesse tenuto conto della letturatura del Secondo Novecento (sia per quanto riguarda l’evoluzione stilistica e linguistica, sia per quanto attiene a quella dello sviluppo narrativo), oltre che avere ignorato la complessa e variegata realtà sociale dell’epoca.
Un libro, dunque, che, sebbene sia stato da molti salutato come una sorta di capolavoro, non ci si sente di consigliare.

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