Il coraggio di esserci

Green Book di Peter Farrelly con Viggo Mortensen e Mahershala Ali è un gran bel film che parla di razzismo, stereotipi, diritti civili e amicizia.
La pellicola racconta i due mesi di tournée nel profondo Sud degli Stati Uniti degli anni Sessanta del pianista e compositore Don Shirley che, temendo di subire ritorsioni da parte dei razzisti del luogo (essendo lui un uomo di colore), ingaggiò come autista (facente funzione di guardaspalle) l’italo-americano Frank Vallelonga (padre di uno degli sceneggiatori del film).
Durante il viaggio tra uno Stato e l’altro del profondo Sud degli U.S.A. i due uomini - benissimo interpretati da Mortensen (nel ruolo dell’italo-americano) e Ali (in quello del pianista) - imparano a conoscersi e tra loro nasce un’amicizia sincera in grado di durare negli anni.
Raccontando la loro storia, il film, tra le altre cose, mostra allo spettatore in modo plastico la differenza che passa tra lo stereotipo e il razzismo. Il primo è un’opinione frutto di pregiudizio che,…

Un Rigoletto troppo lugubre

Ivan Stefanutti torna alla regia di Rigoletto di Verdi e ne fa uno spettacolo dai toni troppo lugubri: i vestiti della corte del Duca di Mantova tutti neri, mentre quelli del Duca, di Gilda e di Maddalena verde scuro. La scena immersa nel buio.
Un ambiente lugubre che forse non si addice pienamente al Rigoletto. La corte del Duca, ad esempio, è formata da persone scapestrate e lascive (a partire dal Duca stesso) che non esitano a rapire delle donzelle perché così detta loro l’umore. Un ambiente maschile presumibilmente di giovinastri che arriva anche a prendersi gioco di un uomo tradito dalla moglie (Ceprano), il quale non esita a scagliare una maledizione. Maledizione che non viene presa sul serio da alcuno, se non da Rigoletto che, invece, ne resta sconvolto (“Quel vecchio maledivami!”). Vestiti di nero, tali cortigiani assomigliano più a dei devoti luterani che a una “vil razza dannata” che ama divertirsi a spese altrui.
Inoltre, il lugubre non si addice del tutto alla natura musicale dell’opera che, invece, passa da momenti musicalmente spensierati ad altri disperati senza farsi frenare dalle distinzioni di genere.
In definitiva, la regia di Stefanutti (autore anche dei costumi e delle scene) non convince.
Musicalmente, invece, la direzione del Maestro Hirofumi Yoshida ha pienamente convinto, come convincenti sono state le prove di Tino Beltran nel ruolo del Duca di Mantova e di Linda Campanella in quelli di Gilda. Non soddisfacente, invece, Robert Hyman nel ruolo del titolo.
Accoglienza festosa del pubblico bergamasco al calar del sipario.

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