La vita peccaminosa di Caravaggio

Tutti i miei peccati sono mortali di Giuliano Capecelatro edito nel 2010 da il Saggiatore è un saggio su Caravaggio che ha molto del romanzo. In esso, infatti, l’Autore narra la vita e le opere di Caravaggio facendo diventare il pittore un vero e proprio personaggio: ne narra non solo le azioni, ma anche i pensieri, i sentimenti, le paure, gli stati d’animo e le intenzioni.
Per calarsi nella mente del grande Maestro il saggista parte dai rari dati documentali (verbali di tribunale; diari di committenti e mercanti d’arte; note biografiche redatte da pittori contemporanei) e dai capolavori dipinti e traccia un convincente profilo psicologico. Ne esce la figura di un uomo tormentato; dal carattere difficile; incline alla rissa (e non si dimentichi che arrivò a uccidere un uomo); amante del bicchiere e attratto sessualmente sia dalle ragazze, sia dai ragazzini (tra cui Mario Minniti e Cecco del Caravaggio).
Una narrazione, quella di Capecelatro, vivace e felice specie nelle descrizioni d’ambi…

L’Amore vero resta fuori scena

È una regia di gran classe quella che Bruno Berger-Gorski realizza per il Don Giovanni di Lorenzo Da Ponte e Wolfgang Amadeus Mozart. Una regia che mette a fuoco alcuni temi e lo fa senza stravolgere l’opera, ma assecondandola.
Innanzitutto va detto che il regista ambienta la vicenda in una Francia pre-rivoluzionaria: sventola il tricolore (durante la festa di nozze di Zerlina e Masetto); si accenna al girotondo (ma in modo molto soft) e i contadini in rivolta imbracciano il forcone (e sembrano sanculotti). In questo modo risaltano ancor di più le malefatte del “dissoluto” Don Giovanni: non sono solo scorribande sessuali (al limite dello stupro), ma sono anche (e forse soprattutto) soprusi di un nobile ai danni del popolo (e di altri nobili che, però, san come far valere i propri diritti).
Il tentativo di Masetto di “non diventar nobile pure lui” (ovvero di non subire il tradimento di Zerlina con Don Giovanni) diventa, allora, visivamente, il tentativo di un popolano di ribellarsi allo ius primae noctis di stampo medioevale...
Una visione quella del regista condivisibile. Si ricordi, ad ogni buon conto, che l’opera è ambientata in Spagna (dove “son già 1003” le conquiste del “dissoluto”) e fu scritta due anni prima (ossia nel 1787) dello scoppio della Rivoluzione Francese.
Poi, e per chi scrive è il segno più rilevante, il regista sceglie di mostrare l’Amore autentico, quello dei sentimenti, fuori scena.
I due personaggi che davvero esprimono Amore, ossia Don Ottavio e Donna Elvira, cantano, infatti, i loro sentimenti fuori scena, esclusi da un sipario-velario che li separa fisicamente dal resto dei personaggi. Anche quando Donna Anna esprime a Don Ottavio i suoi sentimenti, il sipario-velario arriva a sottolineare l’azione: esso, infatti, la divide dall’uomo che resta, di nuovo, fuori dalla scena. È Don Ottavio, infatti, che soffre (e si contorce per terra) per i suoi sentimenti autentici non corrisposti da Donna Anna (che, in fondo, vorrebbe il “dissoluto”)…
Come dire che l’Amore, quello vero, resta fuori scena. Una scena nella quale furoreggiano le smanie erotiche di Don Giovanni (e non è un caso che durante “l’ultima cena” del “dissoluto” il regista insceni un’orgia).
La bella regia di Berger-Gorski da sola non basterebbe a fare del Don Giovanni visto ieri al Teatro Donizetti di Bergamo uno spettacolo da non perdere se non fosse accompagnata e completata dall’ottima direzione del Maestro Jari Hämäläinem e dalle belle prove canore e attorali di tutto il cast: Carlo Colombara (Don Giovanni), Carlo Lepore (Leporello), Arpine Rahdjian (Donna Elvira), Elena Rossi (Donna Anna), Francesco Marsiglia (Don Ottavio), Sandra Pastrana (Zerlina) e Luciano Leoni (Masetto).
Applausi insistiti per tutti al calar del sipario.

Commenti