La vita peccaminosa di Caravaggio

Tutti i miei peccati sono mortali di Giuliano Capecelatro edito nel 2010 da il Saggiatore è un saggio su Caravaggio che ha molto del romanzo. In esso, infatti, l’Autore narra la vita e le opere di Caravaggio facendo diventare il pittore un vero e proprio personaggio: ne narra non solo le azioni, ma anche i pensieri, i sentimenti, le paure, gli stati d’animo e le intenzioni.
Per calarsi nella mente del grande Maestro il saggista parte dai rari dati documentali (verbali di tribunale; diari di committenti e mercanti d’arte; note biografiche redatte da pittori contemporanei) e dai capolavori dipinti e traccia un convincente profilo psicologico. Ne esce la figura di un uomo tormentato; dal carattere difficile; incline alla rissa (e non si dimentichi che arrivò a uccidere un uomo); amante del bicchiere e attratto sessualmente sia dalle ragazze, sia dai ragazzini (tra cui Mario Minniti e Cecco del Caravaggio).
Una narrazione, quella di Capecelatro, vivace e felice specie nelle descrizioni d’ambi…

Senza infamia e senza lode

A volte il gusto antiquario della riscoperta/riesumazione di opere liriche pressoché dimenticate non produce gli effetti sperati: la valorizzazione presso il pubblico di dette opere. Ciò può darsi per una serie di ragioni, come, ad esempio, la sordità degli spettatori; oppure una cattiva realizzazione scenica; o anche perché le opere riesumate non valgono lo sforzo. È il caso delle due operine presentate ieri al Teatro Donizetti di Bergamo nell'ambito del Bergamo Musica Festival: ossia Amor ingegnoso di Simone Mayr e Il campanello di Gaetano Donizetti. Due operine che torneranno presto nei bauli di qualche direttore d'orchestra e di qualche irriducibile studioso e/o appassionato. L'oblio che il destino ha riservato a tali opere, infatti, sembra davvero meritato. Non che la loro melodia sia sgradevole, ma davvero esse lasciano il tempo che trovano: come dire che si tratta di opere senza infamia e senza lode.

A tentare l'operazione di rivalutazione delle due opere il Maestro PierAngelo Pelucchi (assai apprezzato dal pubblico) e il regista Enrico Beruschi, dal quale, forse, ci si sarebbe aspettati che avesse schiacciato il piede sul pedale dell'acceleratore comico, pur di dare un po' di linfa in più alle due opere. Ma, forse, là dove non c'è l'arrosto, il fumo, anche se speziato, non può ingannare a lungo.

Vero è che se le due opere fossero state eseguite da cantanti del calibro di una Callas, molto probabilmente ci si sarebbe dimenticati della pochezza dello spartito e si sarebbe rimasti affascinati dalla bellezza dell'interpretazione. Così non è stato: il cast canoro era dignitoso, ma non brillante e di loro si nomineranno solo Filippo Morace (Osmarino nell'Amor ingegnoso e Don Annibale nel Campanello), Gabriella Locatelli Serio (Fiammetta nell'opera di Mayr) e Maurizio Magnini (Enrico nell'opera di Donizetti) le cui esecuzioni sono state apprezzate dal pubblico che, invece, ha dissentito (giustamente) per la cattiva esecuzione canora offerta da Livio Scarpellini (Orosmondo nella prima opera).
Belli i costumi di Angelo Sala.
La serata non vale il costo del biglietto.

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