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Il Dio spietato di Saramago

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Il vangelo secondo Gesù Cristo del Premio Nobel per la Letteratura José Saramago (1922 – 2010) edito da Feltrinelli è un romanzo meraviglioso, si vorrebbe dire “ispirato” se non si avesse paura di offendere la memoria dell'ateo scrittore.
Si tratta di un romanzo di non facile lettura, non perché l'autore portoghese abbia usato un linguaggio aulico e una terminologia troppo da addetti ai lavori biblici, bensì perché la sua scrittura rompe il canone letterario in più punti per crearne uno nuovo e del tutto personale (non si vince il Nobel per la Letteratura per niente!).
In tal modo, per portare un esempio, nella scrittura di Saramago saltano le differenze grafiche che, convenzionalmente, distinguono il discorso diretto da quello indiretto; così come non viene in alcun modo differenziato quanto è plot narrativo da quanto commento dell'autore (spesso argutamente ironico). Tutto, nelle frasi-fiume del libro, diventa indistinto, ma, contemporaneamente, assai distinguibile dal lettore attento. Un lettore cui l'autore chiede attenzione in quanto (non è mai detto) egli potrebbe essere al cospetto della parola divina... Non è un caso che il romanzo non è presentato come tale, bensì come vangelo...
La storia narrata nel vangelo di Saramago è quella di Gesù di Nazareth dal momento del suo concepimento (avvenuto per mezzo di un normale atto sessuale tra i suoi genitori, atto al quale Dio ha assistito mescolando il suo seme a quello di Giuseppe), fino alla morte sulla croce. Manca il momento della resurrezione, così come manca il miracolo della resurrezione di Lazzaro: Gesù, consigliato dalla sua compagna di vita Maria di Magdala (sorella di Lazzaro), evita di far rivivere Lazzaro per non doverlo sottoporre a una nuova morte che sicuramente si ripresenterà nel tempo. Maria di Magdala, infatti, dice al compagno: “Nessuno ha compiuto tanti peccati in vita da meritare di morire due volte” e ciò è sufficiente perché il figlio di Dio, mosso a pietà, eviti di ridare la vita al morto.
Caratteristica saliente del Gesù di Saramago è proprio la pietà che egli prova nei confronti degli esseri viventi (umani o no che siano), al punto che vorrebbe sottrarsi al destino che il Padre ha voluto per lui, onde evitare che milioni di uomini, in futuro, possano morire in suo nome. Ma Dio ha deciso e, nonostante in extremis Gesù tenti di far prendere una piega diversa agli eventi, morendo come Re dei giudei e non come Figlio di Dio, il destino si compie esattamente come Dio ha voluto.
Un Dio spietato, dirigenziale come un top manager, che decide di usare il Figlio al solo scopo di aumentare il proprio seguito sulla terra, stanco e insoddisfatto com'è di essere soltanto il Dio di un piccolo popolo residente in Palestina. Pazienza se per aumentare il proprio potere, il Figlio dovrà morire sulla croce. Pazienza se milioni di esseri umani che seguiranno il Figlio dovranno morire o soffrire orribilmente per poter essere degni del Regno dei Cieli. In fondo, solo il volere di Dio conta e gli uomini sono stati creati per morire. Nessuna pietà per loro; nessuna considerazione, tanto che, poco prima di spirare, Gesù, resosi conto che il progetto divino si è realizzato nonostante tutti i suoi sforzi, urla: “Uomini, perdonatelo, perché non sa quello che ha fatto”.

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