La vita peccaminosa di Caravaggio

Tutti i miei peccati sono mortali di Giuliano Capecelatro edito nel 2010 da il Saggiatore è un saggio su Caravaggio che ha molto del romanzo. In esso, infatti, l’Autore narra la vita e le opere di Caravaggio facendo diventare il pittore un vero e proprio personaggio: ne narra non solo le azioni, ma anche i pensieri, i sentimenti, le paure, gli stati d’animo e le intenzioni.
Per calarsi nella mente del grande Maestro il saggista parte dai rari dati documentali (verbali di tribunale; diari di committenti e mercanti d’arte; note biografiche redatte da pittori contemporanei) e dai capolavori dipinti e traccia un convincente profilo psicologico. Ne esce la figura di un uomo tormentato; dal carattere difficile; incline alla rissa (e non si dimentichi che arrivò a uccidere un uomo); amante del bicchiere e attratto sessualmente sia dalle ragazze, sia dai ragazzini (tra cui Mario Minniti e Cecco del Caravaggio).
Una narrazione, quella di Capecelatro, vivace e felice specie nelle descrizioni d’ambi…

La vita continua

La nostra vita di Daniele Luchetti sembra un film piuttosto crudo in quanto mostra come i “buoni sentimenti” possano essere, da soli, strumenti inadeguati ad affrontare la realtà. Vero è che l’affetto familiare e l’amore, nella storia firmata da Luchetti, alla lunga si rivelano fondamentali per giungere al lieto fine. Infatti, il protagonista comprende come per riempire il vuoto creatosi dalla morte prematura della moglie non servono i soldi (che, comunque, non è riuscito a fare), ma l’amore.
Una storia, dunque, quella di Luchetti, nella quale si parla molto di sentimenti come l’affetto, l’amore e l’amicizia, pur non parlandone direttamente: infatti tutta la vicenda - ambientata in una Roma suburbana e degradata, lontanissima dalle bellezze del centro e vicina alla Roma pasoliniana – sembra incentrata sulla sete di denaro e successo del protagonista che, sperando di diventare ricco, crede poter rimpiazzare l’amore che sua moglie riversava su di lui e sui loro figli con il denaro. Ma perché la vita continui davvero, i soldi non bastano…
Ad ogni modo, al di là del racconto portato sullo schermo dal regista, la ragione prima per la quale La nostra vita è un film da non mancare è la strepitosa interpretazione di Elio Germano.
Luchetti si affida a Germano per trasmettere al pubblico tutto ciò che verbalmente non viene espresso. All’attore, ripreso il più delle volte in primo piano, alla sua faccia espressiva e incisiva, il compito di raccontare il dolore, la disperazione, la voglia di rivalsa, la sconfitta, la ripresa. Gli occhi di Germano, di volta in volta, si inumidiscono, si incupiscono, induriscono, stupiscono e, addirittura, sembrano scolorire.
L’interpretazione di Germano raggiunge picchi memorabili nelle sequenze dell’annuncio della morte della moglie e nel susseguente rito funebre. Un’interpretazione che, giustamente, è valsa all’attore la vittoria a Cannes come migliore interprete e che lo pone tra gli attori cinematografici più bravi del mondo.
Il film, in definitiva, pur annoverando tra i comprimari attori del calibro di Luca Zingaretti e Raoul Bova, si chiama Elio Germano.

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