La vita peccaminosa di Caravaggio

Tutti i miei peccati sono mortali di Giuliano Capecelatro edito nel 2010 da il Saggiatore è un saggio su Caravaggio che ha molto del romanzo. In esso, infatti, l’Autore narra la vita e le opere di Caravaggio facendo diventare il pittore un vero e proprio personaggio: ne narra non solo le azioni, ma anche i pensieri, i sentimenti, le paure, gli stati d’animo e le intenzioni.
Per calarsi nella mente del grande Maestro il saggista parte dai rari dati documentali (verbali di tribunale; diari di committenti e mercanti d’arte; note biografiche redatte da pittori contemporanei) e dai capolavori dipinti e traccia un convincente profilo psicologico. Ne esce la figura di un uomo tormentato; dal carattere difficile; incline alla rissa (e non si dimentichi che arrivò a uccidere un uomo); amante del bicchiere e attratto sessualmente sia dalle ragazze, sia dai ragazzini (tra cui Mario Minniti e Cecco del Caravaggio).
Una narrazione, quella di Capecelatro, vivace e felice specie nelle descrizioni d’ambi…

Corpi modificati, disossati, stravolti

Prima nazionale ieri per il Festival Danza Estate: la Compagnia Arearea, infatti, ha presentato Innesti_il corpo tecnico per la coreografia e la regia di Marta Bevilacqua.
Si tratta di uno spettacolo che prende le mosse dalla danza per raccontare di come il corpo degli uomini di oggi sia, sempre più spesso, sottoposto al dominio della tecnica. Come il corpo sia sottoposto a omologazione, attraverso “innesti” (protesi) che non gli sono propri.
Lo spettacolo prende le mosse dalla danza come arte in cui il corpo è fondamentale, insostituibile, per proseguire nel campo di altre arti, fatto com’è di video-proiezioni (in cui il corpo filmato è pesantemente modificato per effetto di interventi sulle immagini) e di movimenti corporei che, difficilmente, possono essere ascritti al campo della danza contemporanea. Movimenti, costumi e maschere che hanno come fine quello di “disossare” il corpo delle tre danzatrici (Marta Bevilacqua, Anna Giustina e Valentina Saggin), per stravolgerne i confini e dar vita a nuovi corpi-modificati, quasi nuove creature.
Uno spettacolo che lancia l’allarme: gli innesti, una volta indossati, “in-corporati”, rendono gli uomini “altro” e tornare indietro può non essere più possibile.
Uno spettacolo che può essere apprezzato partendo dal presupposto che non si tratta di danza così come comunemente la si intende.
Lunghi applausi finali.

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