Il coraggio di esserci

Green Book di Peter Farrelly con Viggo Mortensen e Mahershala Ali è un gran bel film che parla di razzismo, stereotipi, diritti civili e amicizia.
La pellicola racconta i due mesi di tournée nel profondo Sud degli Stati Uniti degli anni Sessanta del pianista e compositore Don Shirley che, temendo di subire ritorsioni da parte dei razzisti del luogo (essendo lui un uomo di colore), ingaggiò come autista (facente funzione di guardaspalle) l’italo-americano Frank Vallelonga (padre di uno degli sceneggiatori del film).
Durante il viaggio tra uno Stato e l’altro del profondo Sud degli U.S.A. i due uomini - benissimo interpretati da Mortensen (nel ruolo dell’italo-americano) e Ali (in quello del pianista) - imparano a conoscersi e tra loro nasce un’amicizia sincera in grado di durare negli anni.
Raccontando la loro storia, il film, tra le altre cose, mostra allo spettatore in modo plastico la differenza che passa tra lo stereotipo e il razzismo. Il primo è un’opinione frutto di pregiudizio che,…

Corpi modificati, disossati, stravolti

Prima nazionale ieri per il Festival Danza Estate: la Compagnia Arearea, infatti, ha presentato Innesti_il corpo tecnico per la coreografia e la regia di Marta Bevilacqua.
Si tratta di uno spettacolo che prende le mosse dalla danza per raccontare di come il corpo degli uomini di oggi sia, sempre più spesso, sottoposto al dominio della tecnica. Come il corpo sia sottoposto a omologazione, attraverso “innesti” (protesi) che non gli sono propri.
Lo spettacolo prende le mosse dalla danza come arte in cui il corpo è fondamentale, insostituibile, per proseguire nel campo di altre arti, fatto com’è di video-proiezioni (in cui il corpo filmato è pesantemente modificato per effetto di interventi sulle immagini) e di movimenti corporei che, difficilmente, possono essere ascritti al campo della danza contemporanea. Movimenti, costumi e maschere che hanno come fine quello di “disossare” il corpo delle tre danzatrici (Marta Bevilacqua, Anna Giustina e Valentina Saggin), per stravolgerne i confini e dar vita a nuovi corpi-modificati, quasi nuove creature.
Uno spettacolo che lancia l’allarme: gli innesti, una volta indossati, “in-corporati”, rendono gli uomini “altro” e tornare indietro può non essere più possibile.
Uno spettacolo che può essere apprezzato partendo dal presupposto che non si tratta di danza così come comunemente la si intende.
Lunghi applausi finali.

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